«Non basta la messa apriamo le nostre case»
PAVIA «Le nostre comunità cristiane partecipano con tanta devozione ai riti e ai sacramenti, ma non sempre hanno la capacità di vedere le "piaghe" presenti nella società e aprire le proprie case al bisogno». Lo ha affermato ieri il vescovo di Pavia Giovanni Giudici aprendo con una preghiera il convegno della Caritas della diocesi pavese al Sacro Cuore. Don Roberto D'Avanzo, direttore della Caritas ambrosiana, si è soffermato invece sul modello di carità pastorale che oggi, in tempo di crisi, può essere proposto dalle parrocchie, che possono essere comunità attive e «essere attive nell'accompagnamento di chi non ce la fa, superando il modello assistenzialista» ma allo stesso tempo con la consapevolezza che «serve un modello di welfare che faccia emergere il "fin dove possiamo arrivare" e dunque che cosa gli enti locali non hanno il diritto di aspettarsi da noi». Si è parlato di lavoro: «La solitudine, la perdita di fiducia nel futuro, la difficoltà di misurarsi con il proprio fallimento sono solo alcune facce della povertà legata alla perdita del lavoro» ha detto Don D'Avanzo, che non ha tralasciato l'emergenza-casa: «Un lavoro precario non offre garanzie per accedere a una casa. Mancano le case in affitto destinate ad un utilizzo sociale. Il mondo ecclesiale deve sentirsi sollecitato a mettere a disposizione parte delle proprie proprietà sottoutilizzate». Un appello dello stesso tono di quello diramato a tutte le parrocchie della diocesi dal vescovo Giovanni Giudici prima dell'estate, su cui ieri don Dario Crotti, direttore della Caritas, ha fatto il punto: «A breve andremo a incontrare le parrocchie personalmente – ha spiegato – ma qualche segnale importante c'è. Il parroco di Corteolona ha messo a disposizione un immobile che potrebbe essere affidato a una famiglia bisognosa tramite la diocesi, ora si tratta di trovare una cornice giuridica adeguata». D'Avanzo ha citato l'esperienza della Fondazione S. Carlo che ristruttura appartamenti sfitti e inagibili e fa da intermediario tra parrocchie e proprietari, dei fondi di microcredito attivati da parrocchie milanesi. «Un'esperienza simile l'abbiamo anche a San Mauro – spiega Gisella Belotti, comitato "Adotta una famiglia" – Ci occupiamo di casa, lavoro, bollette, e raccogliamo i bisogni di alcune famiglie della parrocchia travolte dalla crisi. Abbiamo raccolto circa 24mila euro, anche con sottoscrizioni annuali da 250 euro che è il costo dell'adozione per un anno, stiamo aiutando le famiglie a pagare bollette, affitti, a rivedere stili di vita, accompagnandole. Siamo però pochi: tanti preferiscono dare un'offerta, ma non riescono a donare il loro tempo e la loro disponibilità». In compenso il comitato ha già rimesso a posto una casa di un parrocchiano che l'ha concessa per le esigenze dei bisognosi per cinque anni (le spese sono state divise a metà) e stanno lavorando a una convenzione con Aler, per sistemare gli alloggi inagibili che l'ente non riesce a rimettere a posto. (a.gh.)