Senza Titolo
NON SOLO PISTA CICLABILE I pericoli stradali a San Martino n Leggo sulla Provincia pavese che sia la Provincia che il Comune di San Martino Siccomario si stanno attivando per cercare di risolvere l'annoso problema della piasta ciclabile che collegherebbe San Martino a Pavia rendendo sicura l'immissione in via Bramante. Voglio segnalare che entrambi gli enti locali sono stati posti a conoscenza da parte di alcuni residenti al nuovo insediamento residenzialealla cascina Colombarolo in località Santa Croce che l'immissione sulla strada provinciale rappresenta un vero "terno al lotto" in particolare con l'approssimarsi delle nebbie. Bisogna forse aspettare che ci scappi il morto per provvedere alla messa in sicurezza dell'uscita? Il sindaco di San Martino (dal quale attendo risposta dopo avergli inviato comunicazione scritta) affermava sia pur verbalmente che la soluzione si poteva trovare in tempi rapidi e senza particolari oneri. Ebbene, aspettiamo risposte e soluzioni, oppure si aspettano le immininenti elezioni comunali per farne campagna elettorale e poi dimenticarsi di tutto? Giuseppe Li Causi San Martino PROTESTA Un palo di Enel Sole che ostacola i canali n Nell'ottobre dello scorso anno ho richiesto un preventivo per la sostituzione dei canali di gronda della mia casa, verso via Marconi. Canali installati nel lontano 1976 (ho l'autocertficazione dell'installatore) che al momento dell'installazione non vi era alcun impedimento alla posa degli stessi. Tale operazione risulta essere ora non più realizzabile in quanto Enel Sole (illuminazione pubblica) ha istallato un palo di illuminazione e avendo murato a suo tempo delle zanche troppo corte, è stata costretta a tagliare il bordo superiore del mio canale senza darmi alcuna comunicazione per far passare il palo. I canali sono da sostituire, operazione questa di normale manutenzione, e io non posso farla eseguire: in questo modo viene a mancare un mio preciso diritto. Luigi Ciprandi Mornico Losana AL PARROCO DI GROPELLO I turni alla Sassi pesano sulle famiglie n Caro don Giancarlo, premetto che questa "lettera aperta" non vuole avere una connotazione tecnico gestionale né essere fonte di polemica ma, semplicemente, semmai occasione per una riflessione di natura etico culturale. Veniamo ai fatti. Per motivi professionali sono venuto a conoscenza che il nuovo consiglio d'amministrazione della casa di riposo Sassi, di cui mi dicono Lei faccia parte, sta per introdurre una serie di cambiamenti nell'ambito della turnistica e altro che, al di là di aspetti tecnico giuridici che qui non è il caso di affrontare, hanno pesanti ricadute sulle lavoratrici, non solo sul piano dei carichi di lavoro, ma anche sui loro ritmi di vita personale e familiare. A questo proposito mi è stato riferito che il presidente dell'Istituto avrebbe affermato che "il lavoro viene prima della famiglia". Credo nessuno voglia mettere in discussione la serietà con cui si devono affrontare le situazioni lavorative, ma un simile approccio si. In questi giorni il Santo padre è entrato in queste questioni lamentando l'eccessivo spazio che una mentalità del profitto ha nelle società moderne, dove l'efficienza economicistica non tiene in conto la persona e i suoi valori, tra cui vi è, innanzitutto, la famiglia; tutto questo in un momento di grave crisi economica, dove i lavoratori sono deboli, facilmente ricattabili. Nessun dipendente alla casa di riposo vuole privilegi o miglioramenti ma solo ritmi di lavoro umani e compatibili con la loro vita familiare. Per questo, da cristiano a cristiano, mi rivolgo a Lei ed auspico, per quanto Le sarà possibile,un interessamento affinchè il lavoro si possa coniugare con la persona e i suoi bisogni primari. Maurizio Poggi STORIA L'errore di Cefalonia costato 5mila vite n In questo settembre 2013 ricorrono i 70 anni dall'eccidio di Cefalonia, la polvere del tempo sta lentamente ricoprendo il ricordo di quei poveri 5mila ragazzi che là lasciarono la vita per una sequela di errori che non trova scusanti. Per potersi fare un'opinione, quale che sia, occorre mettersi al posto degli attori di quell'epoca. L'8 settembre 1943 si firma l'armistizio con il nemico (Usa) e di conseguenza crolla l'alleanza con le forze armate tedesche. Il re e Badoglio si defilano a Pescara nottetempo, si consegnano alle forze americane e lasciano l'esercito allo sbando e senza ordini. Il generale Gandin riceve la comunicazione di armistizio e non sa che fare, anche se l'armistizio significa letteralmente "deporre le armi". I tedeschi danno tre alternative militarmente impeccabili: o con noi, o contro di noi, o consegnate le armi. Gandin invece di preoccuparsi prima di tutto di salvare i suoi ragazzi, tentenna, fa un referendum tra i suoi ufficiali e soldati di truppa (mai visto !) temporeggia con i tedeschi, finchè sceglie di non consegnare le armi… E chi si fida a lasciare le armi all'esercito italiano che ha tradito ? Di qui la tristissima conseguenza. La decisione di Gandin mi appare viziata da ottusità, egli voleva conservare l'onore militare a tutti i costi. Lodevole, ma non c'era disonore, il disonore stava a monte, al re che aveva tradito l'alleato, lo statuto, la bandiera. Gandin avrebbe dovuto tenere il comando, mettendo per iscritto al suo comando e al comando tedesco che si arrendeva obbedendo all'ordine d'armistizio. Come dire: siamo prigionieri di guerra, non ci toccate! Ho lasciato prove scritte! Ufficiali e soldati sarebbero stati estradati in Germania nei campi prigionieri di guerra e nel 1945 sarebbero tornati a casa come tutti… Al limite si sarebbe spiegato alla Corte marziale, e chi l'avrebbe condannato ? GianCarlo Mainardi Pavia UN GENITORE L'amore, la preghiera guideranno i figli n Nel mese di agosto è deceduto Mattia, 26 anni, figlio di una carissima amica. Il giorno del funerale la chiesa era gremita di giovani, non avevo mai visto una partecipazione così sentita e calorosa per una santa Messa. Non si celebrava un evento lieto, ma sua maestà la morte. Davanti all'altare la salma di un giovane ventiseienne che due giorni prima si schiantava con la moto. Mi ha commosso la presenza dei giovani uniti attorno alle spoglie del loro amico, straziati dal dolore ma con una compostezza ammirevole. Li guardavo e dicevo dentro di me come sono belli e tutti insieme uniti da sentimenti di amore. Nello stesso tempo pensavo perché devono perdere la vita, questo dono di Dio, imprudentemente? Mi sarei aspettato dal sacerdote che parlasse loro della morte, non come "sua maestà " ma come la definiva S. Francesco "sorella morte", una porta, un passaggio per entrare nella Pasqua eterna; una realtà che ci fa guardare con stupore le bellezze attorno a noi, ma soprattutto la Bellezza che è dentro di noi. Nella nostra vita quotidiana, qualunque cosa stiamo facendo dobbiamo tenere sempre nella memoria il monito di Gesù:" Vegliate perché non sapete in quale giorno il Signore verrà". Avrei voluto che risuonasse la verità di fede che Cristo è morto e risorto per noi e che solo Lui è Signore della vita e della morte. Nel rito funebre si respirava sua maestà la morte che voleva dominare e dire l'ultima parola sulla nostra vita umana. Alcuni preti hanno paura di parlare della morte come se fosse qualcosa da esorcizzare. Come padre di un giovane di 29 anni voglio dire a tutti i giovani: imparate ad ascoltare Dio che è dentro di voi, fatevi consigliare da Lui. I vostri pensieri, i desideri e i vostri sogni spesso sono ingannevoli e potrebbero avere dei risvolti tristi. Con umiltà e semplicità non abbiate timore di farvi aiutare da persone sagge. Da padre ultra sessantenne ho imparato sulla mia pelle che tutto è relativo, niente ha importanza assoluta, solo l'amore di Dio per noi è assoluto. Ai genitori che vivono con i loro i figli l'esperienza del fallimento (io sono stato uno di questi) perché non ascoltano, io propongo una via lunga, sofferta, di pazienza, molte volte fatta anche di silenzi, ma che porta a dei risultati efficaci. Pregate ogni giorno la Madonna per i vostri figli, Lei ha dei metodi straordinari per farsi ascoltare. Ho toccato personalmente, tre anni fa, come agisce il suo amore illuminante se la invochiamo e se ci fidiamo di Lei. Se noi padri e madri non lasciamo Dio fuori dalla nostra vita anche i nostri figli godranno di grandi benefici. Franco Tassielli Pavia CLINICA Buona sanità alla Città di Pavia n Vorrei ringraziare ancora una volta l'equipe medico-infermieristica del dottor Francesco Sandolo (in particolare Elsa e Cinzia e tutti!) del reparto di oculistica della clinica Città di Pavia per la costante e ottimale assistenza prestata a mio papà che è stato operato una seconda volta . Tutti loro rappresentano un ottimo esempio di buona sanità e competenza che merita di essere ricordato. Paola Cellario Pavia