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di Vindice Lecis wROMA Letta suona la campanella e assicura che l'Italia è un Paese «giovane, virtuoso e affidabile». La campanella è quella della piazza finanziaria più importante del mondo, Wall Street, affollata di operatori. Ai quali il presidente del Consiglio propone di tornare in Italia per investire. Propone loro un piano chiamato "Destinazione Italia" accompagnato da alcuni impegni strategici, quali il rientro entro la barriera del 3% nel rapporto tra deficit e Pil e la stabilità politica. Dall'altra parte dell'Oceano, il ministro Saccomanni annuncia che «alla fine troveremo il miliardo di euro» necessario a scongiurare l'aumento dell'Iva. Lui e il suo vice Fassina sono a caccia di soldi. Bisogna recuperarne tanti, 5 o 6 miliardi di euro. Per questo si pensa all'anticipo della service tax. Torniamo però a Letta. Ieri parte della sua attenzione era rivolta agli sviluppi politici romani con la decisione dei parlamentari Pdl di dimettersi dopo la decadenza di Berlusconi. Letta ha sentito i suoi ministri ai quali, preoccupato, ha ribadito che a Roma chiederà un chiarimento politico perché non vuole farsi logorare e non vuole una crisi. Il presidente del Consiglio ribadisce però il suo ottimismo sulla possibilità che l'Italia attiri investimenti a patto che dimostri stabilità. «Ho trovato grande, grande disponibilità» ha detto. Incontrando una delegazione di operatori del New York Stock Exchange ha ripetuto che «il focus del governo è puntare alla crescita e raggiungere stabilità politica per far abbassare il tasso di interesse, che oggi è al 4,5% ma che l'anno prossimo vogliamo portare al 2». Basta la stabilità a far cambiare segno alla difficilissima situazione economica dell'Italia. Letta individua la prima delle cose da fare: «Rispettare il vincolo del 3% del Pil» annunciando «nei prossimi giorni il primo aggiustamento». Per questo serve un intervento di 1,6 miliardi. Letta ha ripetuto che il governo interverrà sulla spesa pubblica nominando un commissario sulla spending review. Ma le ricette fiscali tra Pd e Pdl sono molto differenti e la caotica attuale situazione sui conti deriva proprio da una «concessione» fatta al centrodestra. Il premier non è d'accordo su questa tesi e ricorda che «la riforma dell'Imu che abbiamo fatto non è una concessione a Berlusconi. Sta nel mio programma di governo e sono convinto che di questa riforma ne abbiamo bisogno. Un buon compromesso tra le posizioni di tutti nella coalizione». E' caccia alle risorse e, nell'ordine, bisogna evitare l'aumento dell'Iva dal 1 ottobre. L'operazione pesa 1 miliardo e domani il governo indicherà in un decreto la copertura per il rinvio al 1 gennaio. Ancora: servono 1,6 miliardi per tornare entro il recinto del 3%. La seconda rata dell'Imu del 16 dicembre, abolita, necessita di un intervento più corposo pari a 2,3 miliardi. Quasi 1 miliardo è necessario per rifinanziare sia la Cig in deroga che le missioni internazionali. Si sta ipotizzando, per garantire un gettito di circa 3 miliardi, di reintrodurre di fatto l'Imu anticipando l'entrata in vigore della service tax. In questo modo avanzerebbero circa 700 milioni. Il governo aveva pensato di introdurla originariamente il prossimo anno, invece servirà a colmare il buco consistente lasciato dall'abolizione dell'Imu per tutti. Dopo allarmi e proteste il governo ieri ha dato il via libera al versamento del rimborso della prima rata Imu 2013, pari a 2,3 miliardi, come ha annunciato il ministro per gli Affari regionali Delrio. Il provvedimento riconosce anche ai Comuni un fondo di solidarietà di 6,7 miliardi «a cui abbiamo aggiunto - ha spiegato il ministro - altri 120 milioni per costi aggiuntivi». L'Anci ha subito espresso la sua soddisfazione: in caso contrario i Comuni non avrebbero potuto garantire l'erogazione di servizi essenziali. Le prossime scadenze, se il Pdl non aprirà la crisi per evitare la decadenza di Berlusconi, sono: il Consiglio dei ministri di domani per il varo delle misure tampone immediate chieste dall'Europa; il 30 settembre Montecitorio affronterà il rendiconto di bilancio 2012 e l'assestamento 2013, mentre la Nota di aggiornamento del Def verrà esaminata dalla Camera il 9 ottobre. ©RIPRODUZIONE RISERVATA