Giulia Lazzarini «Io, un'attrice in manicomio»
Dopo lo spettacolo "Muri. Prima e dopo Basaglia", la quarta edizione del FestiVol di Voghera proseguirà sabato con "Camminiamo con la Cri" (ritrovo alle 8 in piazza Italo Pietra a Ponte Nizza, per info e iscrizioni: 366.5604424), finale del torneo di calcetto in carcere (ore 9, Casa Circondariale), convegno "Salute mentale-Attualità e prospettive" (ore 15, ex ospedale psichiatrico), inaugurazione mostra sulla salute mentale (ore 17.30, cortile ex ospedale psichiatrico). Domenica e sabato 5 ottobre: visite guidate all'ex ospedale psichiatrico (9-13 e 15-18, prenotazioni: 339.2098288). Programma completo su www.consultavolontariatovoghera.it. VOGHERA «Visto da vicino nessuno è normale» diceva Franco Basaglia, psichiatra e promotore della riforma psichiatrica in Italia, meglio nota come "legge Basaglia" (la numero 180/1978), che sancì la chiusura dei manicomi in Italia. Ed è proprio alla rivoluzione di Basaglia – primo a riconoscere ai malati mentali il diritto di essere trattati come individui ed essere curati con terapie dolci - che s'ispira il titolo del monologo teatrale "Muri. Prima e dopo Basaglia", interpretato da Giulia Lazzarini e in scena domani sera alle 21 al Teatro della Fondazione Adolescere di Voghera, in apertura della quarta Festa del Volontariato di Voghera (v.le Repubblica 25, ingresso a offerta). Premio Anima 2012 e Finalista al Premio Riccione per il teatro 2009, lo spettacolo è scritto e diretto da Renato Storti per il Teatro della Cooperativa ed è la trasposizione teatrale di un testo che Sarti scrisse dopo aver conosciuto da vicino l'esperienza dell'Ospedale Psichiatrico di Trieste. «Era il1972, Sarti aveva appena iniziato a fare l'attore in un piccolo gruppo teatrale a Trieste e la direzione dell'Ospedale Psichiatrico Provinciale gli concesse l'uso del teatro situato nel comprensorio manicomiale per provare uno spettacolo nuovo, a condizione che le prove fossero aperte agli utenti – racconta l'attrice - Sarti così ebbe modo di conoscere i "matti" e anche il personale che nell'ospedale lavorava. Tra questi c'era l'infermiera Mariuccia, una persona di grande cuore e sensibilità, alla quale nello spettacolo sono io a dare voce e volto, che raccontò a Sarti la sua testimonianza di infermiera in manicomio, prima e dopo la legge Basaglia». Cos'era il manicomio prima della legge Basaglia? «Camicie di forza, somministrazione in dosi massicce di psicofarmaci, lobotomia, elettroshock, un luogo di isolamento in cui, sui ricoverati (ma sarebbe più giusto adoperare la parola "internati") si perpetrava ogni tipo di violenza e di tortura. Basaglia ha realizzato un sogno: il diritto alla follia e alla sua cura, l'identificazione del malato mentale come individuo con un posto nella società, e anche il diritto ad essere vestiti con abiti dignitosi, ad avere un nome e una possibilità di reinserimento. Un sogno che, purtroppo, in parte si è rivelato utopistico, non certo per ingenuità di Franco Basaglia». Per quale motivo? «Per realizzare appieno le intenzioni di Basaglia, la società dovrebbe essere pronta ad accogliere, curare e reinserire i malati di mente, con strutture e investimenti adeguati. Non sempre un malato di mente guarisce, dunque va seguito e va curato, eppure per questo tipo di assistenza non ci sono mai abbastanza risorse. E oggi di matti ce ne sono forse anche di più che ai tempi dei manicomi: una società che toglie il lavoro alle persone non può stupirsi se la gente va in depressione e, alla fine, impazzisce. Ed è qui che il volontariato interviene, per fortuna». Come può essere d'aiuto il volontariato nell'ambito della sanità mentale? «Nelle strutture residenziali c'è bisogno di scienza ma anche di umanità, ovvero di persone che stiano vicino ai pazienti. Persone come Mariuccia, che non era solo un'infermiera per professione. Lei era una persona che, seguendo Basaglia, aveva capito che ogni uomo ha un suo modo di essere "folle" e un suo modo di essere "normale"». Qual è per lei la cosa più bella di questo spettacolo? «Il fatto che sia nato in un manicomio. E' l'ospedale psichiatrico che ha trasmesso al teatro qualcosa da raccontare. Del resto il teatro è anche follia e irrazionalità. (m.pizz.)