Almeno 15 italiani con i ribelli anti-Assad

ROMA Una quindicina di italiani - in maggioranza di origine siriana - sono partiti per la Siria unendosi ai ribelli nell'insurrezione contro il regime di Bashar Assad. A fornire la stima è stato ieri il direttore dell'Aise, Adriano Santini, nel corso di un'audizione al Copasir. Una cifra che ridimensiona quella circolata due mesi fa, in occasione della morte del giovane genovese Giuliano Delnevo in Siria, che parlava di una cinquantina di italiani partiti per la guerra ai governativi di Damasco. Quello degli occidentali che vanno a combattere in Siria - diventato ormai il principale campo di battaglia del movimento jihadista globale - è un fenomeno registrato con preoccupazione dall'intelligence dei Paesi coinvolti. L'International center for study of radicalization calcola in circa 600 i giovani occidentali di fede musulmana che dal 2011 sono partiti con l'obiettivo di aiutare gli insorti anti-Assad. E proprio ieri l'agenzia americana di statistica Pentapolis ha indicato in diecimila i miliziani di origine straniera morti in Siria dall'inizio della guerra. In prevalenza si tratta di nordafricani: tunisini (1.902), libici (1.802) ed egiziani (821). Ma che tra le fila delle variegate formazioni di ribelli militino diversi occidentali (convertiti all'Islam oppure di origine araba) è un fatto ormai assodato. Da tempo i servizi registrano un attivismo soprattutto sul web di italiani convertiti come Delnevo, ma anche di giovani cresciuti in Italia di origine straniera, che manifestano insofferenza verso i costumi occidentali e potrebbero essere degli aspiranti mujahidin. Si tratterebbe di singoli individui o micro-nuclei. Dopo mesi e mesi di guerra civile in Siria, con l'acquisizione di competenze specifiche in fatto di armi ed esplosivi ed un'ulteriore radicalizzazione maturata in loco, potrebbero rientrare con progetti terroristici. Per questo la vigilanza degli apparati di sicurezza è massima.