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di Paolo Fizzarotti wVOGHERA Entra nel vivo il processo-bis per il fallimento con truffa della concessionaria d'auto Pro Car di via Piacenza. Ieri mattina in tribunale a Voghera (presidente Daniela Garlaschelli, Pm Valentina Grosso) c'è stata l'udienza a carico di otto imputati, con numerosi testimoni chiamati a fornire la loro versione dei fatti. Gli imputati sono Antonio Cigagna, fratello di Pierangelo (che è stato già condannato con pena definitiva in un altro processo per la stessa vicenda). Cigagna è difeso dall'avvocato Galleani di Voghera. Gli altri imputati sono Anna D'Ignazio, difesa dall'avvocato Ermo di Milano; Carolina Repetto, difesa dall'avvocato Buratti di Torino; Cinzia Vitagliano, difesa dall'avvocato Bergonzi Perrone di Voghera; Gennaro Natalino Basile, difeso dall'avvocato Croatto di Monza; Cornelio Argenti, difeso dall'avvocato Bettaglio di Voghera; Roberta Donelli, difesa dall'avvocato Perego di Como; Luca Mario Piccin, difeso dall'avvocato Zanati di Milano. I reati a carico degli imputati sono pesanti: associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, truffa, appropriazione indebita; soppressione, distruzione e occultamento di atti veri. Alcuni imputati in posizione più marginale sono accusati solo di alcuni di questi reati; a quasi tutti sono state però contestate la continuazione dei reati e il fatto che il reato è stato compiuto in concorso con altre persone. La mattinata di ieri è stata dedicata soprattutto all'escussione dei testi dell'accusa: quasi tutti clienti truffati. Sono stati ascoltati Andrea Carnevale, 36enne di San Genesio: ha raccontato di avere versato due assegni postali da 800 euro ciascuno come anticipo per una Alfa 147 usata in realtà mai consegnata al cliente ma solo mostrata. Ettore Gandolfi aveva invece dato alla Pro Car un assegno da 1100 euro. Valentina Chiesa, 34enne di Pavia, ha dovuto fare un finanziamento per aiutare l'allora fidanzato Fabio Moncina. Quest'ultimo aveva acquistato una Bmw dando in permuta la sua Ford Focus per la quale era ancora in corso un finanziamento che prevedeva una maxi rata finale da 8000 euro. Secondo l'accusa la Pro Car si era assunta l'onere di pagare la maxi rata. In realtà aveva venduto la Ford senza consegnare la Bmw a Moncina e senza pagare la maxi rata. A quel punto la finanziaria aveva chiesto il saldo al cliente originario e cioè a Moncina che non aveva più soldi perchè aveva pagato un acconto alla stessa Pro Car. Teste dell'accusa è stato anche Gianfranco Accio, 68 anni, direttore del Giornale dell'Oltrepo. Accio è stato sentito sia come persona che aveva preso una Bmw con un noleggio a lungo termine dalla Pro Car, sia come persona informata dei fatti perchè la concessionaria d'auto aveva fatto pubblicità sul suo giornale.