Obama incalza l'Onu sulla Siria

di Bijan Zarmandili wROMA A dominare la prima giornata dei lavori dell'Assemblea generale delle Nazioni Uniti a New York sono stati la Siria e l'Iran. Ad imporre la centralità di tali argomenti è stato Barak Obama che nel suo intervento ha chiamato per ben 25 volte in causa la Repubblica degli ayatollah e per 20 volte la Siria dilaniata dalla guerra civile. «Il Consiglio di sicurezza deve approvare una risoluzione forte per garantire che la Siria mantenga i suoi impegni sulle armi chimiche», ha detto il presidente americano, aggiungendo che è «un insulto negare che Assad abbia fatto uso di gas». Obama ha implicitamente chiesto all'Iran d'intervenire per trovare una soluzione al conflitto in Siria, ma ha voluto garantire alla leadership iraniana che la sua amministrazione non cerca di rovesciare il regime di Teheran ed è disposto a sedersi intorno ad un tavolo per raggiungere un accordo sul nucleare, «a condizione però che le incoraggianti parole degli iraniani siano seguite dai fatti concreti». La Siria era stata al centro dell'attenzione anche del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon che all'apertura dei lavori dell'Assemblea ha chiesto con toni drammatici ai Paesi membri dell'Onu di «smettere ad alimentare il bagno di sangue in Siria». Ma è stato Obama a sottolineare che in Siria la «comunità internazionale fin qui non è stata all'altezza della sfida». Obama ha ammonito Assad che dopo aver consegnato le sue armi chimiche non deve pensare che potrà «tornare a governare come nulla fosse successo». Intanto ha annunciato 350 milioni di dollari supplementari per i ribelli siriani, ricordando che è intenzionato a «proteggere con forza gli interessi Usa in Medioriente». In proposito i passaggi più importanti del suo discorso sono stati quelli dedicati alla questione israele-palestinese, su cui interverrà per la ripresa dei negoziati; alla crisi egiziana, verso la quale il presidente americano ha detto di voler mantenere una posizione equidistante tra le parti in causa; la guerra libica che a suo giudizio ha comunque impedito molte altre vittime. Nel frattempo a sud di Damasco un attacco terroristico ha ucciso altre sette persone e ne ha ferito una quindicina, mentre un gruppo jihadista prendeva in ostaggio un altro giornalista, Marc Marginedas, inviato di «El-periodico». La parte del discorso di Obama dedicata all'Iran ha avuto invece diverse caratteristiche di una svolta nei rapporti Usa-Iran, riconoscendo persino la responsabilità della Cia nel colpo di Stato in Iran nel 1953. Obama ha detto che ci sono «le basi per un accordo significativo» sul nucleare», riconoscendo agli iraniani il diritto di dotarsi di nucleare civile. L'America punta sull'abilità del neo-presidente Rohani come negoziatore e tiene conto delle parole del massimo leader iraniano, Ali Khamenei, che «bandisce la costruzione delle armi nucleari». Ma Obama vuole «fatti concreti» per «risolvere pacificamente» il trentennale contenzioso con Teheran. A replicare è stato Rohani che si trova a NewYork e il suo intervento è stato fissato per il pomeriggio quando in Italia era tarda notte. Tuttavia l' eventuale faccia a faccia tra Obama e Rohani, smentito da Teheran, ma non da Washington, è per ora saltato. Ci sarà comunque un colloquio tra il segretario di Stato John Kerry e il suo collega iraniano Mohammad Javad Zafif, già commentato dagli osservatori come un «incontro storico». ©RIPRODUZIONE RISERVATA