Un altro cedimento al ponte di barche Senso unico alternato
di Anna Ghezzi wBEREGUARDO Ancora cedimenti al ponte in chiatte di Bereguardo, la Provincia ha imposto da ieri il senso unico alternato chiudendo parte del tratto delle campate del ponte dal lato di Zerbolò fino a data da destinarsi. Ieri i tecnici hanno fatto un sopralluogo per verificare la situazione in attesa di trovare finanziamenti per ultimare la sistemazione. Nel corso del 2013 l'amministrazione provinciale ha speso circa 120mila euro per sistemare la prima metà del ponte, lato Bereguardo, ma il tratto in cui ora le assi hanno ceduto era rimasto escluso dalle operazioni di manutenzione. «Se si tratta di sostituire solo le assi e di spendere qualche migliaio di euro potremo intervenire subito _ spiega l'assessore ai lavori pubblici di piazza Italia Maurizio Visponetti _ altrimenti dovremo reperire finanziamenti e risorse che al momento non ci sono». Se l'intervento necessario supererà i due o tremila euro, dunque, il ponte rischia di restare a senso unico alternato per mesi. «C'è un problema di stabilità e di pericolo per le auto in transito _ spiega ancora Visponetti _ . Il problema non è di tenuta del ponte, dato che la parte inferiore della struttura è a posto, ma di reale pericolo per le auto in transito. Il senso unico alternato, tuttavia, sarà utile per moderare la velocità delle auto che spesso corrono nonostante i controlli». La chiusura «in via precauzionale per motivi di sicurezza - spiegano i tecnici dell'amministrazione provinciale - interessa solo per una decina di metri l'ultimo tratto del manufatto, lato Zerbolò, ed è stata imposta dall' eccessivo ammaloramento di una parte dell'impalcato». La Provincia aggiunge: «Il ponte resterà costantemente monitorato in attesa di reperire i finanziamenti necessari per i lavori di manutenzione». Il sindaco di Bereguardo Roberto Battagin è ormai rassegnato: «Non ci hanno nemmeno avvisato. Nei giorni scorsi abbiamo avuto incontri coi funzionari della Provincia perché è sempre la solita storia: si è preso atto del fatto che deve galleggiare, che servono lavori definitivi, ma non ci sono i soldi per fare quel che serve. E quando c'erano probabilmente non sono stati usati nel modo corretto».