Test patente con il trucco Si fa sostituire dall'amico

di Maria Fiore wPAVIA Per essere più convincente si era perfino fatto crescere la barbetta, come l'amico. E davanti ai poliziotti ha proseguito la recita, senza mai tradirsi, parlando un italiano stentato mentre rispondeva alle domande. Ma alla fine il giovane, un 27enne di Casorate, è crollato e ha dovuto ammettere la finzione. Per aiutare l'amico egiziano in difficoltà, che non riusciva a passare l'esame teorico di guida, si è spacciato per lui durante la prova. Ma è stato scoperto e denunciato dalla polizia stradale per sostituzione di persona e dichiarazione di false generalità. Denunciato anche l'amico, un giovane della stessa età di origini egiziane che abita a Casorate. Secondo la ricostruzione della polizia stradale, il ragazzo straniero si era iscritto all'esame teorico della patente ma aveva confidato all'amico di Casorate i timori per la prova. L'amico gli avrebbe fornito la soluzione: una denuncia di smarrimento dei propri documenti, con la quale si sarebbe presentato in Comune per chiedere una nuova carta di identità. Sul documento sarebbe comparso il suo nome vero, ma una foto ritoccata: l'amico, appassionato ed esperto di programmi informatici, gliene avrebbe fornita un'altra, ottenuta "mescolando" due foto, la sua e quella del ragazzo straniero, per ottenere un'immagine in grado di confondere le due sembianze. Il documento, secondo la ricostruzione della polizia, viene prodotto e con questo il giovane di Casorate si presenta, pochi giorni fa, a fare l'esame al posto dell'amico nella sede della motorizzazione in via Oberdan a Pavia. Il funzionario, però, si accorge di alcune anomalie nel documento. Decide comunque di far fare l'esame al ragazzo, che supera la prova con il massimo del ponteggio: zero errori. Ma alla fine del test il ragazzo viene portato in questura, per un controllo. Per tenere in piedi la messinscena risponde alle domande dei poliziotti in un italiano stentato. D'altra parte deve far credere di essere davvero l'egiziano il cui nome compare sul documento. Alla fine, però, viene incastrato dalle impronte digitali: le sue non sono presenti nell'archivio dati della polizia. E invece avrebbero dovuto esserci, visto che il giovane egiziano, quello del nome sul documento, era stato fotosegnalato durante la richiesta del permesso di soggiorno. «L'ho fatto per fargli un favore», si è difeso il 27enne davanti ai poliziotti. Ma la giustificazione non è bastata a evitare la denuncia. Un caso simile si era verificato nel 2011. Due studenti si erano scambiati il posto all'esame. Ma in quel caso la truffa era stata scoperta subito, perché tra i due non c'era alcuna somiglianza. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA