«Massa, un miracolato Raikkonen, un affare»
di Cristiano Marcacci Kimi Raikkonen e Fernando Alonso. Due campioni, indiscutibilmente. Ma insieme? Per la Ferrari saranno più i benefici oppure gli svantaggi? L'accoppiata, sulla carta formidabile, saprà davvero rivelarsi un "dream team" oppure tutto si risolverà alla guerra in famiglia tra due galli nello stesso pollaio? Nicola Larini, ex pilota e collaudatore della Ferrari, conosce benissimo l'ambiente di Maranello e tutto quanto ruota attorno al Cavallino ed è in grado di pronosticare cosa succederà all'ombra della Rossa da oggi al 2014. Come interpreta l'arrivo di Raikkonen alla Ferrari? Sarà davvero positivo per la Rossa e per il clima nella scuderia? «Mi sembra proprio che non ci fossero sul mercato tante alternative di qualità. Negli ultimi tempi Kimi ha sempre recitato la parte del terzo incomodo e la scelta mi sembra quindi azzeccata. D'altronde, come tradizione vuole, Ferrari è in cerca di persone affidabili dal punto di vista della prestazione. Inoltre, c'è da considerare un altro aspetto: che forse è stato lo stesso Raikkonen, alla luce dei problemi finanziari in Lotus, a proporsi a Maranello, magari facendo scendere le proprie pretese economiche. Insomma, penso proprio che non sia una scelta sbagliata. Kimi è pur sempre un ex campione del mondo e servirà anche a mettere del pepe sulla coda di Alonso». Quindi, lei crede anche in una futura convivenza serena tra i due? «Non penso che venga fuori la classica battaglia tra i due galli nel pollaio. Alonso è indubbiamente un caratterino. Ce lo ricordiamo alla McLaren, quando si lasciò un po' andare alla pressione di Lewis Hamilton, ma non ci dobbiamo dimenticare che in quei giorni fu costretto a subire le scelte di Ron Dennis, il quale all'epoca decise esplicitamente di coltivare bene il talento di Lewis, che in quel momento stava emergendo». Storicamente, in Ferrari, le minestre riscaldate sono sempre piaciute poco. Perché ora la scelta di riaffidarsi a Raikkonen? «Ripeto: non c'erano, secondo me, altre opzioni altrettanto valide. Stavolta, a Maranello, non si sono fidati di qualche presunto talento da allevare». Le dispiace per Felipe Massa? «Il brasiliano non può che essere contento, più che contento. Rispetto ai risultati che ha ottenuto nei sette anni in cui ha avuto la fortuna di guidare il Cavallino, direi che in Ferrari c'è rimasto anche troppo. Un miracolato, è stato graziato più volte, spesso si è salvato il posto con buone prestazioni, ottenute però quasi sempre in extremis». Il Mondiale 2013 è da considerarsi ormai perso? Ci sarebbe da concentrarsi subito sulla vettura del 2014? «Vettel, ora come ora, appare come imbattibile. Non sta sbagliando nulla. È un pilota che è molto maturato, anche se già quando vinse il suo primo titolo, all'età che aveva, impressionò subito favorevolmente. Ma da qui a dire che in Ferrari occorre pensare alla prossima stagione, il passo è azzardato. Non è stato mai redditizio testare troppo le soluzioni in vista del prossimo anno a scapito dell'affidabilità della macchina attuale». Come giudica le nuove norme introdotte per le gomme, il caos che si è prodotto in certi periodi della stagione e il comportamento tenuto dalla Pirelli? «Intanto, sul fronte Pirelli, penso che come italiani (anche se nell'azienda di italiano ormai è rimasto esclusivamente il marchio) abbiamo fatto la solita bella figuraccia. Per colpa degli pneumatici, abbiamo assistito a degli incidenti che nella storia della Formula 1 non erano mai accaduti. Per certi versi, è andata anche più che bene, qualcuno si sarebbe potuto fare seriamente del male. Inoltre, mi sono sembrate spesso brutte le scuse e le giustificazioni addotte dalla stessa Pirelli. Però, a tenere in piedi la Pirelli ci pensa il format studiato per la nuova Formula 1, quello cioè che assicura una maggiore dose di spettacolo associata alle soste più frequenti durante i Gran premi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA