Bergoglio: la mia Chiesa è un ospedale da campo
di Paolo Sacredo wROMA Per la sua prima intervista Papa Francesco non sceglie a caso. L'ha concessa al mensile dei Gesuiti «Civiltà Cattolica» e per la precisione al suo direttore, Padre Antonio Spadaro, 47 anni, esperto di social media, e in procinto, secondo alcuni, di diventare una sorta di coordinatore di tutti i media vaticani. Un'intervista che tocca molti temi: dalla riforma della Chiesa al ruolo dei dicasteri vaticani, dalle nozze gay, ai divorziati risposati. Aspetti cruciali per il futuro del cattolicesimo e che hanno portato Bergoglio sul soglio di Pietro, spinto dai voti in Conclave dei cardinali sudamericani, statunitensi e dell'Europa Centrale. Un colloquio fiume, che affronta anche i gusti culturali del pontefice: da Caravaggio a Chagall, passando per Aldo Fabrizi. Ma soprattutto colpisce quando parla della Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia dove curare i feriti. «Non possiamo insistere solo su aborto, matrimonio omosessuale e contraccettivi. Io non ho parlato molto di queste cose, e mi è stato rimproverato. Ma bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione» afferma il Papa, che ha già annunciato anche un Sinodo sui divorziati risposati. Infatti, molte delle lettere che arrivano da sei mesi a questa parte in Vaticano da parte dei fedeli riguardano proprio la morale sessuale, i sacramenti come il matrimonio. Non pochi anche i dipendenti, i collaboratori di enti ecclesiastici con situazioni matrimoniali «non ortodosse» e che chiedono un conforto. Papa Francesco poi guarda al governo della Chiesa, convinto che sì serva una riforma della Curia romana, ma anche degli organismi più periferici, perché ad aprirsi al mondo non deve essere solo il Vaticano, ma ogni prete. Ne consegue che «i dicasteri romani sono al servizio del Papa e dei Vescovi: devono aiutare sia le Chiese particolari sia le Conferenze episcopali. In alcuni casi, quando non sono bene intesi, invece, corrono il rischio di diventare organismi di censura». Ed ancora. «E' necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa» perché «bisogna lavorare di più per fare una profonda teologia della donna» e «il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti». Nei dicasteri vaticani, le donne ai vertici si contano sulle dita di una mano, e non è escluso che nel giro delle prossime nomine qualche donna sia nominata a segretario di qualche pontificio consiglio di peso. Dunque una Chiesa non solo più vicina a ogni spaccato della società, ma che punta a un'azione capillare per portare la parola a tutti curando «le ferite» e riscaldando «il cuore dei fedeli», utilizzando «la vicinanza, la prossimità. E bisogna cominciare dal basso». Appunto Bergoglio vede «la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. Poi potremo parlare del resto». E infine un ricordo personale: «Il mio modo autoritario e rapido di prendere decisioni mi ha portato ad avere problemi e ad essere accusato di essere ultraconservatore. Ma non lo sono mai stato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA