Ora lo smaltimento fa gola ai porti di mezza Italia
Quando terminerà l'impresa? «Contiamo entro la primavera», risponde Sloane. Ma il contratto con Micoperi e Titan finirà col rigalleggiamento. Chi e come la porterà via dall'isola non è ancora deciso. «Se ce lo chiedono noi siamo pronti, ma il governo decida in quale porto», chiarisce Bartolotti prima di rientrare a Ravenna a festeggiare. Intanto la "gara" è aperta da tempo, ma vedere riemergere la Costa Concordia ha rimesso in moto gli «appetiti»: alle candidature di Piombino, Civitavecchia e Palermo, si sono aggiunte quelle di Napoli, Genova e Porto Torres. Non tramonta neanche l'ipotesi di ricorrere ad un porto lontano dall'Italia. Tanto che sarebbe già stata opzionata la nave-piattaforma coreana Vanguard: un bestione capace di abbracciare e sollevare la Concordia e portarla lontano, a 14 nodi. La decisione sull'ultimo porto spetta a Costa: ma rispettando alcune condizioni. La prima è la qualificazione della nave come rifiuto, e ciò chiama in causa il ministero dell'Ambiente e la Regione Toscana. L'altro è rappresentato dalle norme Ue che prevede che lo smaltimento avvenga nel porto più vicino e adeguato. Su tutte c'è la domanda se il porto di Piombino, forte di un finanziamento di 150 milioni per il potenziamento delle infrastrutture, sarà pronto per la primavera. Solo così potrà aggiudicarsi un business milionario, ma soprattutto lavoro per due anni a 300 persone. Sul tavolo Piombino può spendere il suo know-how sull'acciaio e quindi una filiera corta per la rottamazione.