Pochi e vuoti, autobus bocciati
VIGEVANO Troppo tempo tra una corsa e l'altra e intere aeree della città completamente scoperte. Sono le problematiche maggiori evidenziate dai pochi "pendolari" del servizio di trasporto urbano locale. «Mi sono trasferita a Vigevano – dice Silvia Gabas, impiegata – abitavo a Milano e ora ci lavoro e basta. Il servizio autobus urbani qui è un po' scarso, perché ci sono poche corse. Tra una e l'altra bisogna aspettare mezz'ora, fai prima a muoverti a piedi. Io lavoro ancora a Milano e prendo l'autobus quando torno con il treno, perché mio marito non può passare a prendermi. Mi siedo qui, sulle panchine della banchina e aspetto. Ma quando arriverà l'inverno non credo che starò qui ad aspettare la coincidenza per così tanto tempo». Sulla stessa banchina, un'altra signora. Anche lei vigevanese da non molto. «Sono una cuoca e lavoro a Milano – spiega Tina Ferrante – per tornare a casa però devo per forza prendere l'autobus. Uso solo questo, con tragitto casa stazione e viceversa. Sono così scomodi per i tempi d'attesa che non li userei per altri scopi». In poco meno di un'ora alla stazione sono arrivati cinque autobus. Quello più "popolato" era della linea Piccolini – Brughiera, che aveva circa sei passeggeri, ma gli altri erano prevalentemente vuoti. Nessuno in arrivo, nessuno in partenza. «Ci sono delle fasce orarie ben precise – racconta un autista – utilizzate dall'utenza. Dalle 6 alle 10 del mattino, per le scuole, dalle 12 alle 14 per la pausa pranzo, dalle 17 alle 18 per chi torna da Milano, che poi è la stessa delle 19.30». Da quanto si apprende il problema principale è che le linee sono le stesse da cinquant'anni. È dal 1956, dicono gli esperti del settore, che la distribuzione degli orari, delle corse e del territorio non viene modificata: né dalla società che ha in gestione il servizio né dal Comune che lo affida in appalto. A questo riguardo pesano i continui ricorsi presentati da Stav a seguito dell'affidamento dell'appalto alla Line. La settimana scorsa il Tribunale amministrativo regionale non ha accolto il ricorso presentato dalla Stav, ma la società di corso Milano può ancora appellarsi al Consiglio di Stato e, come ultima spiaggia, a quello di Strasburgo. «Tutte queste vicende – aggiunge un altro autista – impediscono a chiunque di pensare ad investimenti. Ci sono intere zona della città completamente scoperte: via della Gioia, i centri commerciali, corso Genova al di là del sottopasso in direzione Gambolò e corso Novara dopo la rotonda del Carrefour, dove ci sono tante nuove fabbriche. Magari gli operai apprezzerebbero un servizio autobus piuttosto che spendere soldi in benzina». Sulla questione investimenti e fermate interviene anche Massimo Colognese, segretario della Filt Cgil. «Ora che il Tar ha espresso la sua sentenza – dice Colognese – proporrò un tavolo di confronto per migliorare il servizio pubblico. Tra le priorità sicuramente un collegamento tra la stazione e la clinica, oltre che con i centri commerciali». Infine, a confermare il disagio sulla distanza temporale tra una corsa e l'altra ci sono i taxisti: chiamati talvolta da signore che, appunto, hanno perso la coincidenza. I tassisti lavorano poco, sempre meno. Ma almeno arrivano laddove il trasporto pubblico non arriva. Selvaggia Bovani