«Il mio primo libro è un thriller gotico con vampiri-killer»

Giovedì alle 21, alla Libreria Ticinum di Voghera (via Bidone 20) presentazione del libro "Filosofia teoretica della marca", del giovane vogherese Andrea Corte (classe 1987), diplomato al liceo classico Grattoni di Voghera e laureato allo Iulm di Milano. Oltre all'autore, interverranno Angelo Vicini, scrittore vogherese e, nel ruolo di lettrice, Sara Sacchi dell'Associazione Culturale Spino Fiorito. VIGEVANO Paolo Borile è nato nel 1981 a Vigevano, dove tuttora risiede. Ha esordito quest'anno nella narrativa con il romanzo gotico ambientato nel Medioevo dal titolo "Il giorno e la notte" edito da Tabula Fati che si acquista presso la libreria Feltrinelli di Vigevano, sul sito dell'editorewww.tabulafati.it, sui siti di vendita libri online come www.amazon.it,www.inmondadori.it oppure www.libreriauniversitaria.it. "Il giorno e la notte". Che cosa rappresentano? «Il titolo esprime una contrapposizione tra due luoghi e nel contempo tra due stati d'animo. La storia è quella del villaggio di Morya, unico posto abitato della Grande Pianura, che si anima soprattutto di giorno. Di notte invece le persone di questo villaggio si chiudono in casa per paura del "mostro della collina", un killer non identificato che abita in una casa isolata sopra al paese. Qui vivono due vampiri, Victor e Jacques, uno giovane e spaventato dalla sua stessa natura, l'altro anziano, cinico e consapevole del suo ruolo». Da dove viene la scelta di scrivere una storia in chiave gotica? «Quando esce un romanzo di questo tipo si pensa subito che l'autore voglia cavalcare l'onda del successo di Twilight, ma io ho iniziato a scrivere il libro prima del clamore editoriale e mediatico esploso con la trilogia della Meyer. Quando poi il mio lavoro è stato pubblicato si è trovato in mezzo a una moda narrativa di cui non potevo prevedere la diffusione. I miei inoltre sono vampiri "classici", per niente attualizzati, che vivono di notte e si cibano di sangue umano. Sono figure gotiche tradizionali, come quelle che si trovano in "Dracula" di Bram Stoker e in "Intervista col vampiro" di Anne Rice». Che cosa la affascina della figura del vampiro? «La sua psicologia. La crisi d'identità, il dilemma esistenziale, l'inquietudine. Tratti che sono propri del Romanticismo, inteso come movimento culturale e corrente letteraria». E del genere gotico? «Il fatto che dia spazio agli aspetti più misteriosi e meno banali dell'esistenza, alla complessità del reale con i suoi aspetti oscuri e le sue contraddizioni, non semplificabili e non risolvibili in un "lieto fine" che infatti spesso in queste storie non c'è». C'è qualcosa di Vigevano in questo libro? «No. Riesco a scrivere soltanto di cose e di persone che non riguardano la mia vita di tutti i giorni. Non a caso ho scritto gran parte di questo romanzo mentre mi trovavo a Londra, dove sono stato per più di un anno per lavoro. Solo estraniandomi da me stesso trovo l'ispirazione e l'ambientazione ideale per le mie storie. Anche se poi inevitabilmente c'è un po' di me in tutti i personaggi che creo». Pensa in futuro di cimentarsi in altri generi narrativi? «Sì. Mi piace sperimentare, documentarmi, fare ricerca. Le idee e le storie vengono anche così. Ho già scritto racconti brevi di altro genere per il concorso Subway Letteratura, nel quale sono stato tra i finalisti nelle edizioni del 2010 e 2011. Ora sto scrivendo un racconto di fantascienza che parteciperà al concorso di narrativa della rivista IF - Insolito e Fantastico. E il mio prossimo romanzo sarà un Fantasy che parla di un ragazzino e del suo viaggio di iniziazione alla ricerca di se stesso». Valentina Milite