Primavere arabe Convegno e libri sul Medio Oriente

PAVIA Da domani a giovedì, il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Università di Pavia ospiterà l'undicesimo convegno della Società per gli Studi sul Medio Oriente (Seamo), intitolato "Fare la cittadinanza. Pratiche di esclusione e inclusione, rivendicazioni e soggettività in Medio Oriente e in Europa" e organizzato dal Centro studi per i popoli extra-europei "Cesare Bonacossa" (programma completo su www-5.unipv.it/sesamo13). I lavori si apriranno domani alle 14.30 nell'aula magna dell'Università, con i saluti del rettore Angiolino Stella e l'introduzione di Paolo Branca, presidente di Sesamo, seguiti da una lectio magistralis di Habib Kazdaghli, preside della facoltà di Lettere dell'Università la Manouba di Tunisi, già balzato agli onori delle cronache internazionali per essere stato processato (e assolto), per aver tentato di impedire l'utilizzo del velo da parte delle studentesse agli esami universitari. Dopo Habib Kazdaghli, che parlerà delle attese e delle preoccupazioni che sta vivendo la Tunisia nella transizione verso la democrazia, interverranno al convegno più di cento studiosi e ricercatori, che, nelle quattro sessioni di lavoro, suddivise in 19 panel, discuteranno in una prospettiva multidisciplinare (diritti politici, ideali e pratiche di appartenenza, cittadinanza), su un tema che, dai cambiamenti politici dal 2011, è al centro della riflessione e dell'agire politico in Medio Oriente. A margine del convegno, una serie di incontri con autori di libri su tematiche storiche, sociali, letterarie e di attualità politica del Medio Oriente saranno ospitati alla Nuova Libreria Il Delfino (piazza Cavagneria 10 ( programma completo: 0382.309788). Già oggi, alle 18, alla Delfino si terrà la presentazione del volume collettaneo "Verso un nuovo orientalismo. Primavere arabe e Grande Medio Oriente", a cura di Giampaolo Calchi Novati. «Nel linguaggio corrente, l'espressione "primavere arabe" è comparsa nel 2011, quando in Tunisia e in Egitto si parlava di una rinascita della società, di fronte a processi di cambiamento che avevano illuso l'Occidente sulla realtà del movimento e di un possibile mutamento - dice il professor Calchi Novati, titolare della cattedra di Storia e istituzioni dei paesi afro - asiatici presso la facoltà di Scienze politiche dell'Università di Pavia - Ma già poco tempo dopo, in Libia, una vera e propria guerra con interventi militari da parte dei paesi occidentali, ha iniziato ad offuscare la parvenza "floreale" di quella che ci si illudeva fosse una "primavera", lasciando intravedere i possibili esiti drammatici». Oggi come ci si pone di fronte alle primavere arabe? «A due anni di distanza se ne parla con atteggiamento più critico. Forse bisognava aspettare a cantare vittoria, il processo di cambiamento non poteva non essere lungo e complicato e i risultati sono ancora provvisori. Quindi ben venga un convegno di studi sull'argomento». L'idea di applicare un modello di democrazia occidentale ai paesi del Medio Oriente ha ancora senso? «I paesi di cui stiamo parlando hanno già tentato di applicare dei modelli di democrazia occidentale, attraverso classi dirigenti che hanno creduto di poter applicare questi schemi. A distanza di 50 anni, la primavera araba aveva lo scopo di tornare a questo modello, ridefinendo però anche i concetti di dignità e di identità, che lo stato post coloniale aveva un po' messo da parte. Credo che per capire quale sia il giusto schema da applicare nella fase di transizione, si debba tenere conto dei fallimenti che ci sono stati». Questo vale anche per l'intervento in Siria? «Il caso della Siria viene a proposito: prendiamo pure il lato positivo della decisione di intervenire con la distruzione delle armi chimiche, ma bisogna mettere in conto che il processo sarà lungo. E poi resterà la parte difficile, quella della costruzione di una democrazia e di istituzioni che tengano conto, appunto, di identità e cultura delle minranze che nel paese Siria convivono». (m. piz.)