Giorgio Scianna Il teatro d'oggi ha una voce pavese

PAVIA La rassegna Altri Percorsi si sviluppa in nove appuntamenti, da novembre ad aprile. Si comincia martedì 26 novembre (ore 21) con un titolo famoso di Carlo Goldoni, "L'impresario delle Smirne", messo in scena da Roberto Valerio e interpretato dallo stesso Valerio e da Valentina Sperlì. Composta nel 1759, l'opera è una divertente commedia che ritrae impietosamente il mondo dello spettacolo, le sue difficoltà e le sue precarietà, tutte cose di cui Goldoni, che conosceva a fondo l'ambiente, parla "per fondamento", come lui stesso dichiara nella prefazione dell'opera. La vicenda ruota attorno ad un gruppo di attori pettegoli, invadenti, boriosi e intriganti che, disperati e affamati, vivono per un breve attimo l'illusione della ricchezza nella speranza di riuscire a partire per una favolosa tournée in Oriente con Alì, ricco mercante delle Smirne intenzionato a formare una compagnia d'opera. Convinti che torneranno carichi d'oro e di celebrità, facili prede di mediatori intriganti, di impresari furbi e rapaci, i poveri artisti scoprono a loro spese che le regole del teatro sono eterne, mentre la loro vicenda, dal sapore grottesco, svela un gioco della parti ancora oggi molto attuale. Martedì 11 febbraio (ore 21) toccherà a "Ricorda con rabbia" di John Osborne, con Stefania Rocca e Daniele Russo, per la regia Luciano Melchionna. In scena, le vicende personali di quattro giovani (più che adulti ormai, nella visione della realtà del regista) smarriti, incapaci di cavalcare il proprio tempo e la propria esistenza, ognuno a proprio modo "arrabbiato", più o meno consapevolmente. Precari e refrattari alle briglie del sistema, vivono nel magazzino (soffitta) di un negozio di elettrodomestici - in uno "skyline" che paradossalmente evoca l'aborrito consumismo - dove a poco prezzo e a mò di barboni hanno arredato la propria tana. «E' la tragedia umana privata che si fa paradigma di un'intera generazione - dice Luciano Melchionna nelle note di regia - Un'inquietudine profonda, la frustrazione ed il senso d'impotenza sono temi che ogni spettatore può riconoscere nella propria intolleranza, nel silenzio che zittisce di chi gli vive accanto, o nello sconosciuto che tutti i giorni prende con lui l'autobus e che improvvisamente esplode nella furia omicida». Martedì 18 febbraio (ore 21) il cartellone presenterà invece "La palestra", spettacolo basato su un testo dello scrittore pavese Giorgio Scianna, con Teresa Saponangelo, Arianna Scommegna, Fulvio Pepe e Michele Sinisi, e diretto di Veronica Cruciani, che trasferisce in teatro la cronaca drammatica della violenza sessuale di gruppo. Il racconto duro e feroce di un atto compiuto da tre ragazzi di quattordici anni ai danni di una loro compagna di classe, secondo la più bieca e incontrollata logica del branco, porta in scena un fenomeno che riflette le peggiori dinamiche umane e restituisce la gravità sociale di un reato che chiama in causa anche la protezione e la difesa incondizionata delle propria famiglia. «Non importa quali siano i disastri commessi dai figli, non importa la legge, il rispetto dell'altro, non importano le vittime – si legge nelle note di Veronica Cruciani e Giorgio Scianna – Quando, come oggi, ogni dimensione pubblica, civica sparisce, la famiglia diviene l'unico simulacro rimasto in piedi, un altare a cui si deve sacrificare ogni cosa». Giovedì 27 febbraio (ore 21) Giorgio Faletti torna a calcare le scene insieme a Lucio Fabbri, con "Da quando a ora in scena" , diretto da Massimo Cotto e accompagnato da un'orchestrina (pianoforte, chitarra, violino, basso e batteria) e dal Quartetto d'Archi Orchestra Sinfonica di Asti. Lo spettacolo è tratto dall'omonimo libro di Faletti in cui l'autore torna al suo vecchio amore, la musica, in una narrazione autobiografica che ripropone alcuni suoi brani già portati al successi da altri artisti. «Ho scritto un libro come si scrive una canzone. O forse ho scritto delle canzoni come si scrive un libro, affidandomi all'emozione e alla memoria – dice Faletti - Il risultato, qualunque sia la prospettiva, è che all'interno ci sono parole e musica che costituiscono una parte della mia vita, un discorso iniziato tanti anni fa e mi auguro non ancora concluso. Se in questo tempo e in questo paese è difficile vivere di musica, è tuttavia impossibile viverne senza». Venerdì 14 marzo (ore 21) sarà invece Fausto Paravidino, scrittore e regista, a dirigere un proprio lavoro in "Exit", commedia in tre atti, delicata e divertente, che racconta della crisi di una coppia e vede in scena Sara Bertelà, Nicola Pannelli, Angelica Leo e Davide Lorino. A e B sono una coppia, ma c'è qualcosa che non funziona più, e loro parlano tra loro e con il pubblico, per capire quali siano i motivi della crisi. Intanto, fuori dal nido, i due si imbattono in C, una giovane studentessa universitaria e D, un altro uomo, destinato probabilmente ad essere il trait d'union dei loro destini. Il tutto avviene in un'ambientazione color pastello da sit-com sentimentale e dall'atmosfera soft, quasi da fumetto, sulla scia della migliore tradizione della cinematografia di Woody Allen. Martedì 18 marzo (ore 21) l'attrice Maria Paiato, diretta da Pierpaolo Sepe, sarà protagonista di "Anna Cappelli", un monologo del grande drammaturgo Annibale Ruccello, geniale drammaturgo scomparso a soli trent'anni a metà degli anni Ottanta. Una storia "piccola" colma di pietà, la pietà per i deboli, i traditi, i pazzi, i disperati, gli emarginati, che ha come protagonista una persona comune, osservata mentre scivola nella follia fino a farsi mostro. «La mostruosa e depravata sottocultura piccolo-borghese invade ogni respiro del dramma, incarnandosi in una donnina in apparenza docile e insignificante – dice Sepe - L'intelligenza dell'autore sta nel nascondere, dietro la follia della normalità, un processo culturale drammatico che ha vissuto il nostro paese quando diventò importante avere piuttosto che essere». Martedì 25 marzo (ore 21) lo spettacolo "Pantani" con Ermanna Montanari, scritto e diretto da Marco Martinelli, ricorderà la tragica parabola del campione delle due ruote, da idolo del ciclismo italiano alle accuse di doping, fino alla crocifissione dei media e alla fine. In scena, una veglia funebre onirica e suggestiva, con foto, filmati e i personaggi del padre Ferdinando (Luigi Dadina) e della madre del campione Tonina Pantani (Ermanna Montanari), del giornalista francese Philippe Brunel (Francesco Mormino) e altri testimoni. Martedì 8 aprile (ore 21) Adriana Asti diretta da Benoit Jacquot interpreterà due monologhi famosissimi di Jean Cocteau, "La voce umana" e "Il bell'indifferente". Nel primo (già interpretato da Anna Magnani nel film "L'amore", nell'episodio "Una voce umana" di Roberto Rossellini), una donna al telefono, nella sua camera da letto, aggrappata alla flebile voce dell'uomo che l'ha lasciata per un'altra, ripercorre drammaticamente la parabola dell'amore finito. Il secondo, scritto per Edith Piaf, è un altro celebre monologo femminile sulla fine di un amore, alla presenza di una muta e indifferente figura maschile. Entrambi i testi sono scritti senza tempo e toccano le corde più sensibili dell'animo umano, tanto che, nel 1912, Marcel Proust scriveva a Jean Cocteau: "Crepo di gelosia nel vedere come nei suoi straordinari pezzi su Parigi lei sappia evocare delle cose che io ho sentito e che son riuscito ad esprimere solo in modo assai pallido". Martedì 15 aprile (ore 21), la rassegna si chiude con il nuovo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Alessandro Bergonzoni. Smontando e rimontando il linguaggio e restituendo alle parole il loro significato originale, Bergonzoni, funambolico giocoliere della parola, crea situazioni surreali e paradossali, comunicando allo spettatore nuove e provocatorie visioni della realtà, oltre l'ordinario. Una sorta di manifesto contro l'uso frettoloso delle parole che appiattiscono le sfumature e semplificano il pensiero, e in virtù del quale tutto è lecito: calembour, scambi di vocale, doppi sensi, smembramento delle sillabe, allitterazioni e suoni onomatopeici. «La mia urgenza è quella di segnalare la differenza del mio sguardo artistico in generale verso il mondo – diceva Bergonzoni in un'intervista di qualche tempo fa - Bisogna fuggire dalla banalizzazione che ci rende comuni ad ogni costo e che rende simili cose che in realtà affatto lo sono. Bisogna fare attenzione all'ignoranza, perché l'ignoranza è bi-adesiva, attacca da tutte le parti».