Renzi-Letta, in scena il duello sotto traccia

di Nicola Corda wROMA «Per me non c'è un problema che si chiama Matteo Renzi». Letta ci prova a smontare la polemica a distanza che da diversi giorni registra piccati botta e risposta ma ammette anche lui che «il grande sforzo è quello di mordersi la lingua». Tra i due le ostilità erano cominciate con quella «difesa della seggiola» pronunciata da Renzi nel salotto di Bruno Vespa, prima di dare spazio ai ricordi della nonna del sindaco. Dal premier, che da giorni macina chilometri e ieri è passato dalla Fiera del Levante di Bari alla festa dell'Udc di Chianciano, mai un riferimento personale. Quando dice che «al Sud non servono uomini della provvidenza e annunci shock», Letta si riferisce certamente alle delusioni dell'era Berlusconi, ma mette sull'avviso anche per il futuro e chi «fa politica con le battute». «Oggi faccio un fioretto, non replicherò al presidente del Consiglio del mio paese che ho deciso di aiutare», promette Renzi davanti alla folla della festa Democratica di Torino, sottolineando però che «non è il chiacchiericcio della politica che blocca il paese». Una risposta indiretta agli appelli alla stabilità che Letta non si stanca di lanciare ricordando anche ieri che quelli appena trascorsi sono stati «cinque mesi di fatti e non di annunci». Dunque Matteo non farà sgambetti ad Enrico e il premier resterà neutrale nella battaglia congressuale del Pd. Promesse confermate nuovamente ieri ma è evidente che il cammino del governo nella strada accidentata della crisi che incrocia la corsa per la guida del partito, alimenterà ancora il derby tra i due nelle prossime settimane. Sempre che la legislatura duri, e su questo Renzi non resiste e dà un altro pestone all'esecutivo: «Le larghe intese sono una sconfitta della politica, ci insultiamo continuamente ma con il Pdl votiamo da due anni le stesse cose». Una sconfitta figlia di un'altra quella del Pd alle elezioni e nipote di scelte disastrose come «aver mandato via gli elettori dai seggi delle primarie». Per Renzi il congresso «non è la rivincita dei gazebo» ma servirà a costruire un partito sganciato dal presente e che recuperi i delusi. Davanti alla platea torinese il tema del tradimento torna più volte specie sui 101 che hanno affossato Prodi. Non è che ricompaiono per il voto su Berlusconi chiede qualcuno? «Io ho il copyright delle critiche al Pd ma stavolta credo che la situazione sia chiara: con una sentenza passata in giudicato deve lasciare, ma smettiamola con l'ossessione del Cavaliere perché comunque la decadenza arriverà con il ricalcolo della pena accessoria della corte d'appello di Milano». E il governo? «Conviene anche al Pdl - assicura Renzi - e non cadrà». ©RIPRODUZIONE RISERVATA