Barroso: la causa della crisi sono i governi, non la Ue

di Lorenzo Robustelli wSTRASBURGO La ripresa c'è, le cose, in gran parte grazie all'Europa, hanno preso il verso giusto, solo i governi possono ora riuscire a mandare tutto all'aria. Josè Manuel Barroso nel suo ultimo discorso sullo stato dell'Unione davanti a questo Parlamento europeo che scadrà tra otto mesi, è fermo nel rivendicare il lavoro fatto a Bruxelles, ma parla come un uomo che ha finito il suo compito, non disegna un futuro, non indica visioni. Barroso indica gli stati in crisi che ce la stanno facendo, e tra questi manca l'Italia. Cita Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo, anche Cipro, dicendo che, in misure diverse, si vedono i segni della ripresa, ma "dimentica" l'Italia. «In questo momento di ripresa economica fragile, il rischio più grande che vedo è politico, è la mancanza di stabilità, di perseveranza, di coerenza», da parte dei responsabili politici europei, spiega il presidente della Commissione. «I duebbi dei governi sulle riforme da portare avanti viene subito punito dai mercati – sostiene -, mentre le riforme attuate sono subito apprezzate». «Noi abbiamo risposto con decisione alla crisi – rivendica il presidente della Commissione -. Un anno fa dissi che non avevamo convinto cittadini e mercati; un anno dopo la fiducia sta tornando sui mercati e tra i consumatori, gli spread sono calati e i paesi più vulnerabili alla crisi si stanno impegnando in riforme portano frutti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA