"Famiglia cristiana", dibattito on-line
«La lettera a Eugenio Scalfari è un fatto inusuale, ma che si colloca in perfetta continuità con la ricerca di un colloquio con il mondo, dialogo definito da papa Francesco "aperto e senza preconcetti", insito nell'annuncio evangelico e rinnovato a partire dal concilio Vaticano II». Così il direttore dell'Osservatore Romano Giovanni Maria Vian, nell'editoriale di ieri ha commentato il dialogo epistolare tra il Pontefice e il laico Eugenio Scalfari sul tema della fede e sul rapporto tra credenti e non credenti. La lettera su Repubblica è stata subito rilanciata dai media cattolici sui propri siti e negli editoriali messi in rete. Così il settimanale Famiglia Cristiana, che ieri ha aperto un dibattito sul suo sito chiedendo ai lettori di commentare la lettera del Papa a Scalfari con la domanda: «E' possibile il dialogo tra credenti e non credenti?». Per lo storico Alberto Melloni la lettera «spiega bene perché Bergoglio ha firmato l'Enciclica Lumen Fidei. Perché ci trova dentro la possibilità di metterci una sua lettura, una sua interpretazione». Qualcuno, fa notare Melloni, «dice che il problema di questo Papa è capire quanto sia consapevole della portata teologica delle cose che dice». Lui risponde: «Molto. Talmente cosciente che gli effetti di paresi che si vedono in giro sono determinati da questo: i vescovi italiani stanno assistendo ad una forma, nemmeno tanto blanda, di eutanasia delle istituzioni con una indifferenza che è solo la paresi di chi non vede cosa ci si aspetta». La lettera lascia invece molti dubbi a Piergiorgio Odifreddi matematico, divulgatore scientifico e non credente. «E' stato uno sbaglio da parte di Scalfari a rivolgersi a Bergoglio. E' la persona meno adatta a rispondere su questi temi». «Scalfari avrebbe dovuto fare le stesse domande a Benedetto XVI, un Papa teologo che ha istituito quel Cortile dei gentili affidato al cardinale Ravasi per un dialogo tra credenti e non credenti».