Truffato e lasciato nel deserto, il lungo viaggio di Lagi
VIGEVANO Inseguiva un futuro migliore ma ha rischiato di morire di fame e di sete. Ora il 31enne Lagi Diakhitè, originario della Costa d'Avorio, lavora alla piscina Santa Maria di Vigevano, ma per anni ha peregrinato per diversi Stati africani cercando lavoro. «Nel 2007 – racconta – un amico mi disse di andare in Spagna e io accettai perché in Costa d'Avorio non era più possibile vivere. Pagai 1200 euro, oltre al costo del trasporto fino in Marocco, impegnando tutti i risparmi». Arrivato in Marocco Lagi scopre che per il viaggio servivano 37 passeggeri, ma lui è con soli altri sette, così viene trasferito con gli altri nel deserto. «Avevamo a disposizione un litro d'acqua al giorno – ricorda –. Serviva per fare da mangiare, bere e lavarsi. Qui diventiamo 37, abbastanza per il viaggio, ma nel frattempo chi avrebbe dovuto accompagnarci era sparito con i soldi che gli avevamo già consegnato. A quel punto decidiamo di andarcene, ma ci ritroviamo a camminare per ore nel deserto, senza più cibo né acqua». I 37 vengono salvati da alcune persone che chiamano le forze dell'ordine marocchine. «Dal Marocco siamo stati portati in Algeria – spiega ancora Lagi – e poi in Libia, dove siamo rimasti quasi due anni. Era il 2011 ed in Libia c'era la guerra: lavoravo in un albergo a Ghadames, in una zona abbastanza tranquilla, ma non trovavamo più cibo e così mi è stato consigliato di andare, nonostante i bombardamenti, a Tripoli, dove era possibile imbarcarsi per l'Italia». Nel luglio 2011 Lagi arriva a Lampedusa su un barcone con altre 364 persone. «Non avevamo nulla e la Croce rossa ci ha aiutato – dice -. Poi siamo stati portati a Taranto per registrare i documenti, quindi siamo stati trasferiti a Milano». A fine 2011 Lagi viene ospitato in una casa di accoglienza a Palestro. «Qui ci hanno trovato un lavoro – conclude Lagi –. Molti sono stati impiegati solo pochi mesi, io sto lavorando dallo scorso anno in piscina». (a.c.f.)