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di Orazio La Rocca wCITTA' DEL VATICANO Eugenio Scalfari scrive a papa Francesco. E papa Francesco risponde scrivendo quasi una seconda "enciclica" impostata sul valore del "dialogo e del rispetto reciproco", ma che contiene - tra l'altro - una semplice frase, "Dio perdona chi segue la propria coscienza", che se letta con attenzione potrebbe far cadere i troppi muri che ancora dividono credenti e non credenti. Una frase non "casuale", mirabile sintesi di tutte quelle verità evangeliche plasmate dagli insegnamenti di Cristo e che nessuno potrà leggere con indifferenza e sufficienza. Quasi un miracolo, non solo semantico, ma profondamente pastorale perchè si tratta di una frase che non divide, ma include, unisce, cementa, nel pieno rispetto del cristianesimo essendo uscita dalla mente e dalla penna del Papa regnante e indirizzata, in primo luogo al fondatore del quotidiano La Repubblica Scalfari, ma a tutti, al di là di scelte religiose, orientamenti politici, ceti sociali e nazionalità. Potenzialmente concepita per ogni persona e che evoca la celebre frase, "...a tutti gli uomini di buona volonta'...", con cui nel 1963 Giovanni XXIII, il papa del Concilio Vaticano II che aprì la Chiesa al rinnovamento e al dialogo col mondo contemporaneo, presentò l'enciclica Pacem in terris, delineando la pace come indispensabile crocevia di sviluppo, di crescita e di progresso civile fatto con amore e rispetto dell'uomo e del creato. Nel suo genere, una novità storica, imprevista e sorprendente destinata a scuotere l'opinione pubblica. Una novità storica, lo scambio di lettera tra Francesco e Scalfari, resa ancora più significativa per essere stata pubblicata non sull'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede di cui il Pontefice è editore e "proprietario" e nemmeno trasmessa dalla Radio Vaticana. Ma attraverso Repubblica, il quotidiano diretto da Ezio Mauro che ha nel fondatore la sua prima firma. Un dialogo di altissimo livello che ha preso forma e vita da 2 editoriali di Scalfari, Le risposte che i due papi non hanno ancora dato (7-7-2013) e Domande di un non credente al papa chiamato Francesco (7-8-2013). Non era mai successo prima. Senza andare troppo indietro nel tempo, mai nella storia recente della Chiesa un pontefice si era armato di carta e penna per rispondere ad una serie di domande che gli erano state poste da un giornalista attraverso due editoriali. E per di più su un giornale non cattolico, ma laico e pluralista, che fin dalla nascita ha fatto della difesa della democrazia, del pluralismo e delle opinioni uno dei suoi principali capisaldi. Va comunque considerato che Francesco in un certo senso è andato sul sicuro, avendo risposto ad un giornalista che nel recente passato ha già dato un importante contributo al dialogo tra credenti e non credenti intervistando più volte il cardinale Carlo Maria Martini. Alla fine tra l'ex arcivescovo di Milano e Scalfari la frequentazione professionale cedette il passo ad una intima conoscenza e ad una amicizia sincera, sentimenti di stima reciproca via via emersi anche tra le righe delle stesse interviste pubblicate con grandissima evidenza sulle pagine culturali di Repubblica. Non è azzardato aspettarsi che anche con Francesco possano scattare analoghi sentimenti. Scalfari infatti - forse non a caso - torna a "dialogare" col Papa ancora nel giornale oggi in edicola. Il Pontefice nella sua lunga lettera fa capire - sebbene indirettamente - che non gli dispiacerebbe continuare a tenere vivo il dialogo e il confronto con Scalfari. Si vedrà. Al di là dei quesiti avanzati da Scalfari - in totale 8 domande poste nei due editoriali del 7 luglio e dell'8 agosto scorsi - e delle risposte del Papa, a prima vista quello che colpisce maggiormente in questo scambio epistolare è il tono della "conversazione", tutta improntata sul rispetto, sulla voglia di conoscersi entrambi, sul desiderio di ascolto reciproco e sull'intenzione, nemmeno tanto velata, di poter camminare insieme lungo le strade di questo mondo, con amicizia, con un traguardo finale a cui, il "non credente" Scalfari e Francesco, papa di Santa Romana Chiesa, guardano con sincerità e determinazione, la ricerca del "bene comune". Una meta che i due, senza mai rinunciare alle rispettive identità e convinzioni, tenteranno certamente di toccare, indicando allo stesso tempo un modo nuovo e positivo con cui sensibilità e personalità differenti possono collaborare attraverso il dialogo, il rispetto, la libertà, la solidarietà. Non possono essere lette diversamente le parole con cui Scalfari definisce la lettera del Papa "scandalosamente affascinante" e nota che il suo autore testimonia "una prova ulteriore della sua capacità di superare gli steccati dialogando con tutti alla ricerca della pace, dell'amore e della testimonianza". Parole di sincera stima a cui il pontefice fa eco nell'apertura della lettera che poi conclude con un semplicissimo saluto lontano anni luce dai freddi protocolli pontifici: "Con fraterna vicinanza, Francesco". A questo punto sarebbe dannoso per tutti lasciare senza risposte concrete voci tanto sincere e autorevoli. La strada tracciata da Scalfari e Francesco non lo meriterebbe. ©RIPRODUZIONE RISERVATA