D'Alema: Renzi inadatto a guidare il Pd
di Maria Berlinguer wROMA «Fare il congresso nel 2013 per decidere chi si presenterà nel 2015 è demenziale, il tema del congresso deve essere il partito democratico non è l'anticipazione del conflitto tra chi si candiderà alle elezioni tra due anni». Massimo D'Alema conferma il suo sostegno alla candidatura di Gianni Cuperlo alla guida democrat. Ma conferma di essere pronto a votare per Renzi come candidato premier del centrosinistra se e quando si porrà il tema delle elezioni. «Matteo non sa nemmeno cosa vuol dire fare il segretario di un partito, non è possibile continuare a fare il sindaco se metti anima e cuore nella guida del Pd», avverte D'Alema. Quanto a Cuperlo «è un uomo di grande moralità politica e umana, è l'uomo giusto per fare il segretario». L'ex presidente del consiglio è consapevole di essere in minoranza nel partito, dove la corsa a salire sul carro di Renzi è partita da tempo. «Con Renzi è una lotta impari ma noi ci batteremo con le forze meno rumorose di cui disponiamo, lui ha l'appoggio dell'establinshment, delle tv e di molti dirigenti, lui parla di rivoluzione ma è come se la presa della Bastiglia fosse fatta con il re e le baronesse». A imbarazzare D'Alema soprattutto la corsa a salire sul carro del probabile vincitore del vecchio gruppo dirigente del Pd, a partire da Dario Franceschini, oppositore del sindaco fino a qualche giorno fa. «Anche Letta alla fine appoggerà Matteo perché non può permettersi di perdere», assicura l'ex ministro degli Esteri. «C'è chi lo fa per convinzione chi per opportunismo, Renzi fa una proposta suggestiva: con me si vince, peccato però che non siano le elezioni». La previsione del leader maximo è che le elezioni non ci saranno a breve. «Non credo che Berlusconi provocherà una crisi di governo come ritorsione, sarebbe troppo impopolare e contrproducente», assicura D'Alema per il quale in ogni caso la stagione del Cavaliere «volge al termine». Mentre D'Alema è a Genova Renzi continua il suo tour tra la base. La tappa ieri è la festa di Piombino. «Dicono il congresso l'ha già vinto? Beh intanto convocatelo, se lor signori si decidono a convocarlo noi spiegheremo come far combaciare sogni e progetti», promette. «Si parla di una corsa per salire sul carro del vincitore che poi sarebbe il mio, ma io conosco solo un carro, quello che a Firenze scoppia a Pasqua e non c'è da augurarsi di salirci sopra», avverte. Il Pd deve posizionarsi sulla linea del cambiamento per non essere condannato a perdere per sempre, ribadisce Renzi. «Se vinceremo andranno avanti i bravi non quelli che si imboscano, andranno avanti i meritevoli non quelli che sanno solo mostrare la tessera, dobbiamo fare una riflessione sul partito che, sono d'accordo, non deve essere un partito personale ma nemmeno impersonale», avverte. «Non voglio un partito dove non ci si guardi più negli occhi, soffocato dalla burocrazia». Nel Pd targato Renzi «non c'è bisogno di un profeta ma di un leader perché se c'è un leader si fanno le cose altrimenti si finisce per traccheggiare, ma accanto al leader serve qualcuno che voglia mettersi in gioco: serve un partito che sappia rinnovare e profumare di futuro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA