Ogni curva odora di storia ma il futuro è incerto
di Andrea Gabbi Casa dolce casa. La Formula 1 fa tappa in uno dei suoi tempi sacri. Dopo la cattedrale di Silverstone e la basilica di Spa ecco il tempio di Monza. Una gara unica nel suo genere che però rischia di non avere un futuro. A minare le certezze della pista sono le parole di Bernie Ecclestone che ha messo un punto di domanda sulle prossime edizioni del Gp in Brianza. In sostanza il numero uno della Formula 1 ha affermato che il suo primo obiettivo è quello di aumentare gli introiti del Circus. Per farlo alcune piste europee (Monza e Spa in primis, anche se i nomi direttamente Ecclestone non li ha fatti) rischiano di dover cedere il passo ai mercati emergenti. A Singapore e a Dubai, solo per citare i casi emblematici, costruire un circuito e far schizzare i ricavi è un gioco da ragazzi. Meno nella vecchia Europa. Monza ha un contratto fino al 2016 e quindi non dovrebbe perdere la sua leadership nel mondo delle quattro ruote almeno per i prossimi tre anni. E poi? Ci sarà da scendere a patti con sua maestà Ecclestone che probabilmente preferisce luoghi esotici con spalti vuoti ai bagni di folla dei circuiti storici. Tutto si riduce a una pura e semplice questione economica. Il Gp di Monza ha un valore di circa 3,8 miliardi di euro con un indotto turistico di almeno 31 milioni. Nel 2015 Milano ospiterà l'Expo e le previsioni parlano di un raddoppio di questa cifra. Numeri da capogiro per un paese in difficoltà come l'Italia. Ma nonostante questo la politica non si è ancora mossa per difendere un patrimonio unico come il Gran premio. Il rischio è quello di veder volare via una tappa fondamentale del calendario della Formula 1, un po' come è già accaduto per Imola (Gp di San Marino). Negli ultimi anni, dopo le polemiche sulla gestione dell'impianto, sono stati fatti degli importanti passi in avanti soprattutto sul piano della sicurezza. Essendo inserito in un parco, i piloti dovranno tenere conto delle zone d'ombra che a 330 orari possono incidere sulle prestazioni. Il punto cruciale del circuito è la variante Goodyear: dopo il rettilineo iniziale le vetture devono affrontare una decelerazione impressionante. Poi le due curve di Lesmo dove è fondamentale l'aderenza prima di immettersi nella discesa del curvone del Serraglio. Per chiudere la variante Ascari e la parabolica. Il carico aerodinamico (per una volta) non sarà fondamentale. Quello che conta davvero è la propulsione. Si vedranno ali a scarsissima incidenza e freni in grado di ridurre al minimo la resistenza. Meno scelte a livello aerodinamico, più rischi nel settaggio. Le decisioni dovranno essere calibrate, un solo errore rischia di regalare agli avversari centesimi di secondo preziosi soprattutto in qualifica. Un punto a sfavore per la Ferrari che al sabato non ha mai brillato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA