Cura con le staminali, ricorso ai giudici
di Maria Fiore wPAVIA Un anno fa i medici gli hanno diagnosticato una rara malattia neurodegenerativa che non lascia scampo. Ma a questa condanna i genitori del ragazzo, che ha 20 anni e abita a Pavia, non vogliono arrendersi. La famiglia si aggrappa alla speranza del metodo Stamina, la controversa terapia proposta dallo psicologo Davide Vannoni, la cui sperimentazione è stata sospesa dopo avere ottenuto dal parlamento un finanziamento di 3 milioni di euro. Mentre il dibattito sulla cura e sulla sua efficacia è ancora acceso, la famiglia del ragazzo si è rivolta al giudice, chiedendo per il giovane la somministrazione della terapia. Del caso si sta occupando il Tribunale di Pavia. Un primo giudice ha respinto la richiesta ma i genitori del giovane, sostenuti nella loro battaglia dall'avvocato Roberta Nicoli, hanno deciso di andare avanti, proponendo un ricorso al collegio. Saranno ora tre magistrati, quindi, a dover decidere se il giovane, che si era rivolto a un medico degli Spedali civili di Brescia, potrà avere accesso alla terapia con il metodo Stamina oppure no. L'udienza è stata fissata per il 13 settembre. Nel caso in cui i giudici dovessero decidere a favore della famiglia, l'ospedale sarà obbligato a somministrare la cura. In tutta Italia i ricorsi dei malati ai Tribunali sono stati, nell'ultimo anno, 130. A Pavia risulta esserci, finora, solo un caso, quello appunto sollevato davanti ai giudici dalla famiglia del 20enne. La malattia viene diagnostica al ragazzo alla fine dello scorso anno. I medici arrivano a una conclusione che per i genitori è difficile da accettare: il figlio soffre di una rara patologia, che è destinata a degenerare. Il giovane perderà, a poco a poco, la funzione di gambe e braccia, poi la sensibilità di altri organi. L'esito, per i medici, sarà fatale. Per la malattia, spiegano gli esperti, non c'è al momento nessuna cura: la riabilitazione può servire solo a migliorare la qualità di vita del paziente. Una diagnosi che getta la famiglia nella disperazione. Lo scorso maggio, però, i genitori vengono a sapere della cura, basata sull'infusione di cellule staminali, che dovrebbero essere somministrate attraverso un protocollo concordato tra la Fondazione Stamina e gli Spedali di Brescia. Hanno sentito di miglioramenti nei pazienti trattati e decidono di rivolgersi a un medico della struttura. L'ospedale, però, rifiuta il trattamento. Il primo giudice di Pavia è d'accordo con il negare la cura: non ci sono dati scientifici su quel metodo. «Ma noi riteniamo che vada tutelato anche il diritto alla speranza del paziente che soffra di malattie incurabili – è il commento dell'avvocato Nicoli – e dunque il suo diritto a essere curato anche con metodi ancora in corso di valutazione, peraltro privi di controindicazioni. La tutela del diritto alla salute dell'individuo è un principio sancito dalla Costituzione». Ora la parola passa al collegio. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA