«Rumori e vandali, non dormiamo più»

VIGEVANO «D'estate non si dorme»: l'allarme arriva dai residenti della Brughiera e non è il primo anno che succede. «Il problema non è solo la musica alta dei locali in riva al fiume - lamenta Remigio Silvestrin -, ma anche e soprattutto il rumore e i danni che fanno i clienti di questi locali quando escono. Spesso sono ubriachi, lanciano bottiglie vuote contro auto, garage e muretti. Hanno persino distrutto un barbecue che si trova nell'area comune di un palazzo. Abbiamo dovuto fare l'assicurazione dell'auto anche contro gli atti vandalici, perché non sappiamo mai come troviamo la macchina il giorno dopo. Poi, la musica, che qui è sempre lo stesso suono, o rumore: il "tunz tunz" insopportabile che ascoltano i giovani d'oggi». I più sfortunati sono quelli che abitano a ridosso dei locali della movida. «Noi abitiamo a pochi passi dal primo locale – dice Romeo Bovolenta –. D'inverno non si sente grande rumore, ma d'estate abbiamo dovuto imparare a dormire con il rumore. Per fortuna non parcheggiano più fino a qui da quando la strada è diventata a senso unico. Il problema è che l'Arpa non fa nessun controllo dell'inquinamento acustico. Quei locali sono in una conca che fa da cassa di risonanza, per noi sono diventati un incubo». Per chi abita nelle vie limitrofe, qualche piccolo accorgimento consente comunque di dormire. «La sera – dice Gianni Gho – nelle stanze che danno su via San Giovanni è impossibile restare. Non riusciamo nemmeno a guardare la televisione. Per fortuna la camera da letto dà sul cortile e quindi, chiudendo le finestre riusciamo a riposare, ma sempre e solo dopo mezzanotte». Un altro problema della Brughiera è il lavoro, che a poco poco sta scomparendo. «Ci sono troppe spese – commenta il negoziante Andrea Dellegrottaglie – e mantenere un locale tra gas e contributi sta diventando impossibile. Per fortuna i clienti non mi mancano, ma sono i lavoratori delle poche fabbriche rimaste. Poi i marciapiedi: come fa a passare un passeggino o una sedia a rotelle se ogni due metri c'è un albero?» L'unica edicola della zona ha chiuso i battenti. «Troppe spese – spiega l'edicolante Alberto Spinelli –. Pagavo pure la Siae perché avevo una radio in negozio. Prima avevo allargato l'offerta con la cartolibreria, ma non ho potuto competere con il centro commerciale. Poi ho tentato con le slot machines, ma i clienti vincevano troppo. Speravo nella vendita di parco Longo ai privati, perché avrebbe portato più clienti, ma l'operazione del Comune non è andata in porto. Per fortuna i locali sono i miei». Non a tutti però le cose vanno male. «Lavoro – rilancia Andrea Ricciardi – ma forse perché mi occupo di informatica e non dipendo dai clienti della zona». Chi è dipendente in una delle poche fabbriche rimaste in Brughiera ha almeno la consolazione di trovare facilmente parcheggio. «Non c'è traffico – dice Tiberio Paron –. Pranziamo in azienda, poi veniamo al bar a prendere un caffè. Qui si sta bene». Selvaggia Bovani