Sangue infetto, accolti i ricorsi
ROMA Per i circa 60mila pazienti italiani infettati da trasfusioni di sangue o prodotti derivati è una vittoria: la Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo ha stabilito che lo Stato deve versare a tutti gli infettati l'indennità integrativa speciale prevista dalla legge 210/1992: cioè gli arretrati dell'adeguamento Istat per l'indennizzo riconosciuto ai cittadini infettati, a partire dal momento del riconoscimento di legge della loro condizione. La sentenza riguarda 162 cittadini italiani infettati da Hiv, epatite B o C dopo una trasfusione o somministrazione di emoderivati. Secondo quanto stabilito dalla legge 210 del 1992 hanno diritto, come altre migliaia di persone, a un'indennità che deve essere rivalutata ogni anno in base al tasso d'inflazione. Ma le autorità italiane non hanno mai pagato la rivalutazione e con un decreto l'hanno abolita. Anche dopo che la Corte costituzionale, nel 2011, ha dichiarato incostituzionale il decreto non è cambiato niente. Un provvedimento ora censurato anche da Strasburgo. La sentenza, inoltre, riguarda non solo i ricorrenti, ma anche tutti gli altri italiani nelle stesse condizioni. Lo Stato italiano avrà sei mesi di tempo, dal momento in cui la sentenza sarà definitiva, «per stabilire una data inderogabile» entro cui pagare.