Franceschini: Renzi rinnova, sto con lui
di Nicola Corda wROMA «Se Matteo tiene unito il partito, io sto con lui». E' passato appena un giorno dal lancio ufficiale di Renzi alla segreteria del Pd e il ministro dei rapporti con il Parlamento Dario Franceschini si schiera, spostando la corrente di AreaDem degli ex popolari. Troppo presto per dire che il capo delegazione al Governo ha pure il via libera del Premier Letta. Gli obiettivi del sindaco però, incrociano inevitabilmente con i destini dell'esecutivo e quest'ultimo "endorsement" ha tutto il sapore di un accordo-tregua per i due possibili sfidanti alla premiership. «C'è bisogno di un partito che si innova e che si apre e non c'è dubbio che Renzi abbia intercettato questa domanda di cambiamento che c'è nel nostro elettorato e nel Paese. Se, come ha detto, vuole costruire e unire il partito io sono pronto a votarlo». Per il ministro, che è stato segretario reggente qualche anno fa dopo le dimissioni di Veltroni, «Letta e Renzi sono i due talenti di una squadra e possono convivere» dice, ricordando con sofferenza Mazzola e Rivera che «non giocavano mai insieme» nella nazionale degli anni '70. Divisioni e lacerazioni che anche nel Pd Franceschini dice di volersi lasciare alle spalle, raccogliendo la sfida alle correnti lanciata da Renzi «nel nome di un partito moderno». Il suo passato politico però non lo aiuta è per questo che anche dalle parti del sindaco di Firenze sono pronti a passare al setaccio ogni singola parola dell'intervista fatta ieri alla festa dell'Unità di Genova. Così, il sospetto è d'obbligo quando un nemico giurato di Renzi come Beppe Fioroni, dell'area franceschiniana, ammette: «Prendo atto che è l'unico candidato, visto che gli altri raggiungono circa il 20 per cento del partito». In tanti tra i fedelissimi del rottamatore, temono "l'abbraccio mortale" e intravvedono nella scelta di Franceschini e degli ex popolari la tattica del riposizionamento. Renzi, nell'ufficializzare la corsa alla segreteria, ha chiesto ancora una volta ai vertici del Nazareno chiarezza sulla data del congresso.Tra le domeniche di novembre individuate per la date delle primarie «me ne sono tenute libere alcune», ha detto con sarcasmo il sindaco di Firenze, ricevendo ancora una risposta tutta interlocutoria da Epifani. «In un partito ci vogliono sedi e regole in cui ci si confronta e si decide a maggioranza, poi tutti rispettano le decisioni prese» ha detto il segretario. Ma il pressing dei Renziani si fa più pesante e ora chiedono ufficialmente che nell'Assemblea nazionale del 20 novembre si fissino la data e le regole del congresso che a giudicare dalle feste del Pd è di fatto già cominciato. Se Franceschini ha scelto, i Bersaniani restano spiazzati dallo spostamento di truppe. Anche perché finora i due candidati di area ex Ds, Gianni Cuperlo e Gianni Pittella, hanno lanciato la candidatura senza il supporto dell'apparato. «Nessuna intenzione di fare passi indietro, sono e resto candidato», risponde Cuperlo dopo l'endorsement di Franceschini. «Si buttano a corpo morto sul carro di Renzi, fossi in lui mi preoccuperei» commenta Pittella che dice di «non vedere l'ora di confrontarsi con gli altri candidati sui temi del lavoro e del mezzogiorno» nella battaglia congressuale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA