Assad minaccia: la polveriera esploderà
BRUXELLES «Il Medioriente è una polveriera che si sta avvicinando al fuoco. Esiste il rischio di una guerra in tutta la regione». Il dittatore siriano Bashar al-Assad minaccia l'Occidente con l'arma del conflitto esteso a tutta l'area, Israele compreso. Mentre Barack Obama, in affanno, cerca di convincere il Congresso che l'intervento è necessario, il fronte dei "volenterosi" non si coalizza, anche se dalla Nato arrivano spinte a intervenire e assicurazioni sugli «effetti secondari»: se la Siria dovesse toccare la Turchia, i missili Patriot sono già schierati per difenderla. Assad alza la tensione in un'intervista al quotidiano conservatore francese "Le Figaro": «Se dovesse esserci un attacco contro la Siria – avverte – non bisogna pensare solamente alla risposta siriana, ma a cosa può accadere dopo il primo attacco. Nessuno può saperlo. Quando la polveriera esploderà tutti perderanno il controllo della situazione. Il caos e l'estremismo dilagheranno». Il rais attacca sul fronte propagandistico, ma continua a difendersi su quello politico: «Non ho usato io le armi chimiche» ripete, accusando Stati Uniti e Francia di essere stati «incapaci» di portare le prove. «Supponiamo che il nostro esercito voglia usare armi di distruzione di massa - spiega - è plausibile che lo faccia proprio in una zona in cui è dispiegato e dove i suoi stessi soldati sono stati feriti da queste armi, come hanno constatato gli ispettori delle Nazioni Unite? Dove sta la logica?». Nessuno in Occidente (tranne pochi, come Pino Arlacchi, europarlamentare Pd ed ex zar dell'antidroga Onu) crede che le armi chimiche non siano state usate da Assad. «Moltissimi indizi portano a ritenere che siano state usate dal regime, ne sono personalmente convinto» ha detto ieri durante la sua conferenza stampa mensile a Bruxelles il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen. E ora «non si può non reagire» ha affermato, ma «saranno i governi a decidere come. Ho la sensazione che si stia lavorando a un intervento rapido e tagliato su misura», si è lasciato scappare. Rasmussen sa che il rischio di una guerra regionale esiste, non per la reazione di altri, lascia intendere, ma perché la Siria potrebbe contrattaccare colpendo la Turchia. «Abbiamo già dislocato i missili Patriot - ha spiegato - e abbiamo pronti i piani. Se ci sarà un'aggressione alla Turchia, il Patto atlantico prevede l'intervento degli Alleati a difesa. Bisognerà solo dare il via libera». A Washington, dove lo staff di Obama ha avviato un'azione di lobbying per ottenere l'appoggio di Congresso e opinione pubblica, il presidente è sotto l'attacco degli ex fedelissimi di George Bush per la sua decisione di rivolgersi al parlamento, mentre c'è imbarazzo attorno al segretario di Stato John Kerry per una foto del 2009 che lo ritrae a cena a Damasco assieme ad Assad con le rispettive mogli. La Russia, che giovedì accoglierà il presidente americano al G20 di San Pietroburgo, ribadisce intanto che le prove fornite dagli Usa sull'uso di armi chimiche «non convincono assolutamente Mosca», mentre il premier italiano Enrico Letta esprime «comprensione» per l'atteggiamento americano» e auspica che «la presidenza russa tenga conto del grande gesto di buona volontà» che il presidente Obama ha compiuto chiedendo l'ok del Congresso: «Non si può lasciare impunito l'uso di armi chimiche, ma – ribadisce – senza un mandato dell'Onu l'Italia non può partecipare ad alcuna operazione militare». (l.r.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA