Nozze senza amore, condannati
PAVIA Sono state le testimonianze di due cugini della sposa a convincere il giudice che quelle nozze, come ipotizzava l'accusa, non avevano niente a che vedere con l'amore. Il matrimonio, secondo la sentenza depositata ieri mattina, era stato combinato per consentire a un giovane straniero di origine moldava, domiciliato a Stradella, di ottenere il permesso di soggiorno. A questa conclusione è arrivato il giudice Luigi Riganti, che ha condannato Stefania Lombardi, una giovane di 29 anni di Pavia, a un anno e al pagamento di 4mila euro di multa, e Vitalie Balan, di 31 anni, a un anno e mezzo di reclusione (pena sospesa). La giovane doveva rispondere di favoreggiamento dell'immgrazione clandestina, mentre Balan di falso. Il matrimonio, che si era svolto con rito civile, aveva consentito infatti di presentare all'ufficio immigrazione della questura la domanda di regolarizzazione per il giovane straniero. Ma secondo l'accusa i presupposti per ottenere il permesso di soggiorno non c'erano, perché quelle nozze erano finte. La giovane, secondo l'accusa, le aveva accettate dietro versamento di 4mila euro da parte del giovane straniero. Durante il dibattimento, in aula, sono state sentite diverse testimonianze, tra cui quella della madre della sposa e del datore di lavoro del giovane, che aveva raccontato di avere avuto dal suo dipendente la richiesta di fare da testimone di nozze e di avere acconsentito, quindi, solo a fargli un favore. L'uomo, però, ha anche ammesso di non avere mai visto prima la sposa. Determinante per il verdetto, però, è la stata la testimonianza di due cugini della sposa, una ragazza e un ragazzo. La prima ha ammesso di non sapere nulla del matrimonio, al quale non era stata nemmeno invitata. Il secondo ha aggiunto un altro dettaglio, dicendo al giudice che sapeva che la cugina fosse fidanzata da tempo con un amico di infanzia. Le verifiche sul certificato di nozze, peraltro, avevano fatto emergere un'altra incongruenza. Nel documento veniva indicato il domicilio a Stradella in cui i due avrebbero prima convissuto e dove, in seguito alle nozze, sarebbero andati a vivere. Ma in base all'indagine, in quella casa l'uomo abitava già insieme a un'altra donna, che è risultata essere la sua compagna. Gli accertamenti sul domicilio, insieme alle testimonianze raccolte in aula, hanno convinto il giudice ad accogliere la richiesta della procura di Pavia, di una condanna per entrambi gli imputati. (m. fio.)