ANCORA UN CANTIERE APERTO

di FRANCESCO MOROSINI I provvedimenti fiscali del governo in materia di abolizione dell'Imu e di eventuale sterilizzazione dell'aumento dell'aliquota ordinaria dell'Iva (diversamente, passerà dal 21 al 22%) restano tuttora, nella loro definizione finale, dei cantieri aperti. Con una domanda legittima: quando arriveranno in porto avremo un fisco più leggero? Oppure avremo solamente una diversa distribuzione del carico fiscale tra i gruppi sociali? L'ipotesi più probabile, dovendo tenere invariati i saldi di finanza pubblica, è la prima. Salvo tagli di spesa pubblica che tuttora restano, anche per oggettiva difficoltà (elettorale) ad agire, annunci. Il problema politico/fiscale, quindi, è sul come finanziare la sospensione delle due rate Imu del 2013 ed il blocco del rincaro dell'Iva. Come reperire le coperture, più di tre miliardi di euro per il solo 2013, è questione politicamente assai delicata, come ben dimostra il "va e vieni" dell'Irpef sulle seconde case. I punti fermi, allora: stop al pagamento dell'Imu su prima casa, terreni agricoli e fabbricati rurali; è la volontà di sterilizzare l'incremento dell'Iva, magari azzardando qualcosa in ambito di coperture. Qui le perplessità paiono lecite. Quindi, la prima rata dell'Imu 2013, già stoppata a giugno, è abolita; e c'è l'analogo impegno del governo per la seconda rata 2013, affidando alla legge di stabilità (da varare entro il 15 ottobre) il compito di trovare le relative coperture. L'esecutivo pare agire per stadi progressivi: in primis sospende l'Imu per il 2013 così raffreddandone la criticità politica pericolosa per la propria sopravvivenza; poi, dal 2014, prevede di superarla iniziando a definire una "service tax" (tassa sui servizi) che accorperà Imu e Tares (tassa comunale sui servizi ed i rifiuti). Rimangono, però, delle questioni aperte. In primis, come detto, manca tuttora la copertura per la sospensione della seconda rata Imu 2013; poi rischia di essere a carico delle imprese la retromarcia del governo sulla reintroduzione dell'imponibilità a fini Irpef degli immobili non locati. Una follia, introdotta nel 1976 e meritoriamente tolta da Monti, quella di tassare redditi figurati (non percepiti); inoltre, in molti casi la sua reintroduzione, con l'aumento dell'aliquota Irpef, avrebbe cancellato i risparmi sull'esenzione dall'Imu. Il guaio è che era una copertura decisiva per il 2014. Infatti, con essa è pure svanita la deducibilità del 50% dell'Imu dal reddito d'impresa. Urge rimediare. Quanto alle coperture previste dal governo, paiono o incerte (tagli di spesa pubblica; aggravi su carburanti ed alcolici) o straordinarie (come l'Iva versata dalle imprese al pagamento dei debiti arretrati della Pubblica Amministrazione con esse). Dunque, si dovranno cercare altre risorse. Invece, i dubbi sulla futuribile "service tax" dipendono dal fatto che essa, sommando assieme pezzi di imposta patrimoniale a carico della proprietà (con base imponibile, lo decideranno i Comuni, o la superficie o la rendita catastale) con una tassa sui servizi (secondo il principio "chi consuma paga"), sarà macchinosa nella sua gestione pratica: perché si troverà a colpire contribuenti potenzialmente diversi (proprietari, inquilini) però utilizzando la stessa base imponibile. Certo, è logico che i servizi li paghi l'utilizzatore; ma allora forse sarebbe meglio, come si fa con l'acqua, ricorrere ad un sistema tariffario. Ad ogni modo, sulla nuova Imu/Tares ci sono solo annunci. Lecito, quindi, sperare. Quanto all'Iva, il congelamento al 21% della sua aliquota è questione sul tavolo della politica. ed è facile prevedere che il congelamento ci sarà. E la copertura? L'ideale sarebbe venisse dalla riduzione degli sprechi; male, viceversa, se venisse da una partita di giro come l'incremento delle accise sulla benzina. ©RIPRODUZIONE RISERVATA