Arrestati due attivisti trasportavano in auto l'arsenale dei no-Tav

TORINO Questa volta l'attacco non c'è stato. I no-Tav - più o meno un centinaio - si sono avvicinati a tarda sera al cantiere di Chiomonte, fra i boschi della Valle di Susa, e si sono limitati a fronteggiare per un paio d'ore il cordone delle forze dell'ordine schierato a qualche decina di metri dalle recinzioni. Nessuna pietra, nessun petardo, niente bombe carta. Ma se è stata una manifestazione senza effetti lo si deve all'intervento dei carabinieri, i quali, giocando d'anticipo, sono riusciti a mettere le mani su un'arsenale pronto ad essere utilizzato: sei tubi pvc (da impiegare come lanciarazzi), 63 bengala, 5 bottiglie di benzina, 2 scatole di diavolina, 5 fionde, 4 cesoie, una matassa di corde, flaconi di maalox (per neutralizzare gli effetti dei lacrimogeni), maschere antigas, 31 chiodi a quattro punte, 6 pneumatici (che di solito vengono incendiati). Il kit del guerrigliero. Dei guerriglieri, anzi, perché era destinato a quella ventina di attivisti (c'erano 22 paia di guanti e 18 tute nere) che secondo gli inquirenti compongono il «gruppo di fuoco» che anima e coordina le imprese più dure. Tutto a bordo di una Toyota Yaris su cui viaggiavano due giovani, Davide Forgione e Paolo Rossi, 21 e 26 anni, studenti universitari legati all'autonomia (il primo è un militante del centro sociale Askatasuna ed è fra la dozzina di no-Tav indagati per terrorismo), arrestati per detenzione di materiale esplodente. «Grazie ai carabinieri abbiamo impedito l'ennesimo assalto al cantiere», dice il procuratore Gian Carlo Caselli. I militari sono andati a colpo sicuro. «Ci è giunta una segnalazione dalla Digos», spiegano al comando. La Toyota faceva parte di un corteo di cinque auto; alla vista del posto di blocco sulla provinciale c'è stato un fuggi fuggi e la Yaris ha tentato un'inversione, ma senza successo. All'interno del movimento no-Tav valsusino («dove ci sono tante persone perbene», sottolinea Caselli) non tutti sono d'accordo sul modo in cui l'ala oltranzista, alimentata da autonomi e anarchici di tutta Italia (e che progetta di dare una mano, in settembre, anche al movimento no-Muos in Sicilia), porta avanti la campagna. È la «baschizzazione» della Valle, dice Stefano Esposito, senatore Pd. Alla quale i magistrati subalpini rispondono, applicando il codice, con inchieste per terrorismo, sequestro di persona, estorsione, porto di armi da guerra. Sui loro siti i no-Tav non negano l'esistenza del materiale ritrovato dai carabinieri: «Nessun mezzo per uccidere, ma strumenti per recidere le reti e proteggersi dai lacrimogeni. Questa ammissione a qualcuno non piacerà, ma noi crediamo nella lotta reale, nella resistenza». Non è stata una notte tranquilla in Valle di Susa: sono stati incendiati dei macchinari della Geomont, una delle ditte impegnate nel cantiere di Chiomonte. L'undicesimo attentato in poco più di due mesi.