Omicidio di Montecalvo nuovi indizi su Scarlat

di Donatella Zorzetto wMONTECALVO VERSIGGIA Tre nuovi indizi a carico di Constantin Scarlat, 33 anni, arrestato per l'omicidio di Alma Pecorara, la 76enne trovata cadavere nella sua casa di Montecalvo il 24 aprile scorso. La posizione dell'uomo di origine romena, tradotto subito dopo l'arresto nel carcere di Voghera, si fa più difficile. È la perizia depositata dal genetista forense Giorgio Portera a rendere più difficile la posizione dell'indagato numero uno. Perizia che nel contempo scagiona il figlio della vittima, Andrea Castaldi, 42 anni, sinora costretto nella duplice, e scomoda, veste di parte offesa e indagato. Il genetista ha concentrato la propria attenzione sostanzialmente su quattro punti principali. In primo luogo era chiamato a valutare se le impronte rilevate sul luogo del delitto appartenessero ai due indagati, Scarlat e Castaldi. Si trattava di un impronta di sangue sul coltello e di tracce di dna su di un mozzicone di sigaretta rinvenuto in un vaso. Inoltre il genetista era stato chiamato ad effettuare rilievi su suppellettili trovate in fondo a una scarpata al fine di valutare la presenza di eventuali impronte, ma anche a valutare se le macchie di sangue trovate sugli indumenti del figlio della vittima fossero "da schizzi" o "da imbrattamento", differenza fondamentale al fine di un'eventuale responsabilità diretta dell'uomo nell'omicidio. Infine Portera ha dovuto analizzare anche il telefonino gettato nel torrente Versa, sempre per cercare eventuali impronte e compararle con quelle degli altri imputati. Le conclusioni restringono il cerchio attorno a Constantin Scarlat, il cui legale, Annarita Baldino, per ora preferisce non parlare. Gli indumenti lasciati da Scarlat sono stati ispezionati con reagenti chimici, tra cui il "Luminol" (che consente di individuare tracce di sangue non visibili ad occhio nudo). In particolare sono stati analizzati 26 reperti di tessuto, tra cui anche scarpe. In seguito a ciò sono state trovate tracce ematiche della vittima. L'analisi dei vestiti di Castaldi ha rivelato la presenza di sangue ma si sono escluse macchie "da schizzo", individuandone solo "da imbrattamento". Il che significa che l'uomo può essersi sporcato nell'atto del ritrovamento della madre morta, nel tentativo di verificarne lo stato. E ancora: l'analisi sul cellulare della vittima e degli indagati ha escluso qualsiasi traccia biologica utile, come anche sui guanti in lattice trovati sulla scena del crimine. Nello stesso luogo, per la precisione nel corridoio al piano terra della villa, era stato rinvenuto anche un berretto con la scritta "Italia" con due fori praticati all'altezza degli occhi. Su quel berretto, come sul mozzicone di sigaretta recuperato da un vaso, il perito ha scoperto tracce di saliva appartenente a Scarlat . Venendo, infine, all'indagine dattiloscopica, è stato trovata sul coltello insanguinato un'impronta del pollice sinistro dell'indagato romeno. Dal punto di vista della ricostruzione dei fatti risulta importante il rinvenimento di tracce di sangue in altre parti della casa: altre stanze in corrispondenza di casseforti aperte e svuotate. Infine, sulle suppellettili rubate nella villa e lasciate in fondo a una scarpata, teiere in argento e bicchieri in cristallo antico, non sono state trovate impronte. «Le conclusioni vanno nel senso creduto e auspicato, cioè quello di scagionare pienamente Castaldi, che ora riveste a pieno la qualità di persona offesa e per cui ora speriamo si arrivi all'archiviazione – sottolinea il legale di questi, l'avvocato Marco Casali –. I risultati sono incontrovertibili. Confermano che Scarlat ha preso in mano il coltello, che era in quella villa e indossava un passamontagna». ©RIPRODUZIONE RISERVATA