«Responsabilità diverse in quell'omicidio»

PAVIA Nessun dubbio sulla responsabilità di un imputato e nemmeno sull'innocenza dell'amico. Il collegio dei giudici, nelle motivazioni della sentenza sul delitto al Ticinello, ricostruisce ruoli e moventi dell'assassinio di Oscar Dera Segura, il 34enne originario del Salvador ucciso il 15 ottobre del 2011 nel suo appartamento in via Ticinello con una coltellata al cuore, al termine di un litigio. Un fendente sferrato, secondo il collegio presieduto da Cesare Beretta, da Luis Ernesto Escobar Godoy, 34 anni, anche lui salvadoregno, condannato lo scorso giugno a dieci anni per omicidio volontario. Una pena equa, secondo i magistrati che hanno concesso l'attenuante della provocazione, pur non riconoscendo l'ipotesi della legittima difesa, che era stata invece invocata dall'avvocato dell'imputato, Simona Rancati. Secondo i giudici sarebbe stata la vittima ad aggredire «con sempre maggiore ostilità» il connazionale e la sua fidanzata, oltre che la propria compagna, che si trovavano quella notte insieme a lui nell'appartamento. Un comportamento che sarebbe scaturito dalla gelosia verso la propria fidanzata, per motivi legati al passato, e che avrebbe fatto degenerare il clima all'interno della casa, costringendo Luis Ernesto Escobar Godoy e una delle due donne prima a trovare riparo all'interno di una stanza e poi a fuggire dalla finestra, dopo avere rotto la zanzariera. L'imputato, secondo la ricostruzione dei magistrati, era poi tornato nell'appartamento, accompagnato dall'amico Carlos Eduardo Peraza, 39 anni. Per la procura fu lui a passare a Luis Godoy un coltello e per questo finì a processo con l'accusa di concorso morale in omicidio. Ma dal processo il 39enne, (che era difeso dagli avvocati Francesca Vaccina e Orietta Stella) è uscito assolto. Quel coltello non è mai stato trovato, ma neppure la vera arma del delitto, usata per sferrare il fendente: un coltello da cucina, probabilmente preso dalla stessa abitazione. Quello a serramanico fu dato da Carlo Peraza all'amico con l'unica intenzione, secondo i giudici, di potersi difendere, visto il comportamento aggressivo di Oscar Dera Segura. «Carlos Peraza non aiutò Luis Ernesto Escobar Godoy nella commissione dell'omicidio – scrivono i giudici in sentenza – ma la sua condotta indica la direzione opposta, ovvero l'intenzione di intervenire per aiutare una risoluzione pacifica della vicenda e di difendere se stesso e Luis dall'aggressività di Oscar». Un ragionamento che ha spinto i giudici a pronunciarsi con l'assoluzione. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA