Le aziende agricole accusano il Comune per il cavo Lagozzo

di Paolo Fizzarotti wVOGHERA Più che un evento naturale, sembra una persecuzione: tre esondazioni del cavo Lagozzo in otto mesi, danni per gli agricoltori della zona calcolabili in decine di migliaia di euro. Lunedì mattina, dopo la pioggia di domenica, i campi coltivati si presentavano come una palude: un lago alto trenta centimetri ed esteso per centinaia di pertiche, con tanto di gabbiani e trampolieri subito accorsi. I terreni appartengono alle famiglie Barbieri, Giorgi e Maiola. Ora Guido Barbieri ha detto stop: ha scritto ufficialmente al Comune per chiedere il risarcimento dei danni. E' probabile che il Comune chiami a sua volta in causa la ditta Maretti, che sta facendo i lavori di sistemazione del rio. A ricostruire la situazione è lo stesso Guido Barbieri, 79 anni. «Il cavo Lagozzo non è un corso d'acqua naturale - spiega - Parte dallo Staffora a Rivanazzano e il suo nome principale è "canale dei mulini". Nell'ultimo tratto si chiama cavo Lagozzo: lava le fognature di Voghera, va al depuratore e poi scende a Torremenapace. Stanno facendo da quattro anni dei lavori a tronconi per ricostruire gli argini. La terza tranche, quella in corso adesso, arriva fino al ponte di San Gaudenzio. L'impresa ha fatto un bypass di terra non battuta lungo 400 metri per fare scorrere le acque mentre mette a posto gli argini. Quest'anno il bypass ha già ceduto tre volte: basta un po' di pioggia. Domenica notte ha ceduto in quattro punti. Quando piove tanto il depuratore non accoglie più le acque nere e quindi il cavo Lagozzo trasporta le fogne di Voghera. Domenica questa acqua inquinata ha coperto 126 pertiche milanesi (poco più di 8 ettari) di mio terreno coltivato ad erba medica. Ma sono state sommerse altre decine di pertiche appartenenti a miei vicini. Il danno è ingente: l'acqua inquinata ha bruciato totalmente le colture. Ora dovrò arare di nuovo e cambiare semina: ma non è detto che esca qualcosa. Solo per questa esondazione il danno immediato è di 6000 euro, cui bisogna aggiungerne altri 3500 di danni futuri dato che il terreno è bruciato».«Mi sono indebitato per coltivare questo terreno - afferma Aurelio Maiola - Il Lagozzo è esondato il 28 aprile, il 25 maggio e il 25 lagosto. Domenica mi ha bruciato pomodori, patate e cipolle. L'anno scorso ho avuto un danno di 5000 euro che nessuno mi ha mai risarcito». @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA