OBAMA E L'EFFETTO DOMINO

di RENZO GUOLO Prigioniero della sua stessa linea rossa - aveva minacciato l'intervento se Assad avesse usato armi chimiche e ora il momento potrebbe essere arrivato - il riluttante Obama prepara l'attacco alla Siria. La Casa Bianca esamina un' "opzione Kosovo". Ma i massicci bombardamenti decisi allora da Clinton provocarono poi l'uscita di scena di Milosevic. Oggi l'amministrazione Usa non è affatto convinta degli equilibri che potrebbero nascere dal tracollo di Assad. Preferirebbe, forse, una "opzione Sudan", l'attacco missilistico ordinato dallo stesso Clinton, come rappresaglia per gli attentati qaedisti alle ambasciate statunitensi in Tanzania e Kenya, contro la fabbrica farmaceutica di Al Shifa, sospettata di produrre gas nervino. Un simile raid andrebbe a colpire siti "sensibili", indebolirebbe il regime ma non tanto da provocarne la la caduta. Scoperchiare il vaso di Pandora siriano è, infatti, rischioso. Non solo perchè alle spalle della Siria, oltre all''Iran, vi è oggi una Russia decisa a difendere i propri interessi. La riluttanza di Obama non è data nemmeno, solo, dalla scarsa propensione a coinvolgere gli Stati Uniti in un nuovo conflitto dopo essere usciti dall'Iraq e ormai in vista del disimpegno in Afghianistan. La realtà è che dietro all'opzione militare appare nebulosa la politica destinata a sorreggerla. Punire Assad è l'obiettivo, ma chi prenderebbe il comando a Damasco se l'attacco ne determinasse la caduta? Reggerebbe l'unità già precaria del paese? Che farebbero gli alauiti, improvvisamente messi ai margini? E i curdi, accentuerebbero le loro tradizionali aspirazioni indipendentise saldandosi con i loro confratelli oltre la frontiera turca? Il tutto mentre Hezbollah, che sul tenere aperta la via di Damasco si gioca tutto, non starebbe certo a guardare. E' in questo vuoto strategico, assai temuto dai comandi militari Usa, che navi e aerei scaldano i motori. Un classico dilemma tragico quello a cui si trova davanti Obama. Se non interviene vanifica la deterrenza fondata sulla credibilità della minaccia; se lo fa, rischia di generare un incontrollabile effetto domino. L'eventuale risposta militare deve tenere conto di questi fattori. L'America teme, infatti, di consegnare la Siria ai Fratelli Musulmani o, peggio, in assenza di un'impossibile operazione di terra, che alla caduta del regime segua, da parte di gruppi qaedisti, la proclamazione di quello Stato Islamico in Iraq e nel Levante, a cavallo di province sunnite siriane e irachene, che obbligherebbe ben presto a un più pesante intervento. In ogni caso, l'evidente assimetria militare spingerebbe l'asse sciita ai allargare il conflitto ai paesi vicini. A partire dal Libano, ormai già retrovia della guerra civile siriana. La ripresa dello scontro su base confessionale può far saltare il delicato assetto su base comunitaria del "Paese dei Cedri", oltre che alimentare le tensioni tra l'Iran sciita e l'Arabia Saudita sunnita, rispettive potenze protettrici dei diversi gruppi confessionali. A sua volta il coinvolgimento iraniano andrebbe a innestarsi sulla partita del nucleare con Israele che, nella circostanza, vedrebbe con favore la possibilità di infliggere un duro colpo a Teheran e ai suoi alleati Assad e Nasrallah. Scenario ulteriormente complicato dalle divisioni dello schieramento interno ed esterno, ostile a Assad, segnato dal duro scontro tra Turchia e Arabia Saudita . Erdogan e l'Akp ritengono che i sauditi abbiano giocato un ruolo decisivo in Egitto nella caduta di Morsi, prima appoggiando i salafiti di al Nour e poi proponendosi puntello finanziario dei generali. Conto che gli islamisti turchi, legati alla Fratellanza, presenterebbero sul tavolo siriano dopo la caduta di Assad. Insomma, non potendo più fare nulla, scelta teorizzata da tempo come il male minore da parte di influenti settori della sua amministrazione, Obama dovrebbe calibrare l'attacco cercando di pianificare i minori effetti collaterali politici possibili. Impresa sempre ardua in Medioriente, dove le guerre si sa quando e dove cominciano ma non quando e dove finiscono. ©RIPRODUZIONE RISERVATA