Famiglia senza casa ne occupa una sfitta del Comune di Pavia
di Anna Ghezzi wPAVIA «Mamma, ma finiremo a dormire sull'asfalto?». Simone ha sette anni e gioca col cellulare. I suoi genitori hanno occupato venerdì un alloggio popolare del Comune dopo l'ultimo colloquio con i servizi sociali. Sono stati denunciati, oggi potrebbero essere sgomberati. Lei, Roberta Struppia, 45 anni, lavora part time a 600 euro al mese, lui, Luca Capuozzo, ex cuoco a 2mila euro al mese non ha più un lavoro perché il diabete si è aggravato. Il 4 settembre, dopo i rinvii dello sfratto concessi anche grazie all'intervento dei servizi sociali, dovevano lasciare casa. Da novembre 2012 cercano aiuto al Comune per trovare un'altra sistemazione. Ma venerdì pomeriggio, dopo l'ultimo colloquio con l'assistente sociale sotto lo sguardo dei vigili (chiamati perché in passato c'erano stati diverbi accesi negli uffici) hanno deciso di cercare a tutti i costi di stare sotto lo stesso tetto. Hanno preso la scala del civico 2 di via Reali, dove da tempo tenevano d'occhio un alloggio comunale vuoto. E l'hanno occupato: «Io faccio la colf 20 ore alla settimana per 600 euro – dice Struppia, 45 anni – Ci avevano promesso una casa popolare a novembre. L'ultima volta ci hanno spiegato che ci volevano ancora anni. I servizi sociali hanno proposto per me e il bambino una stanza al Centro di aiuto alla vita, 200 euro al mese ce li metteva il Comune, io ne pagavo altri 200, e per il mio compagno un posto per la notte in dormitorio, ma è malato, non può starci. Ho dovuto rifiutare». «Devo fare l'insulina quattro volte al giorno, prendo sei pastiglie, sono invalido al 67% e ho una neuropatia – spiega Capuozzo –. Aspetto la visita per l'aggravamento. Il dormitorio è aperto solo dalle 20 alle 8, come faccio?». Sono al 349° posto nella graduatoria per le case popolari, con lo sfratto potevano rientrare nelle assegnazioni delle case in deroga. Fino a due anni fa avevano due stipendi, un cane, una casa, una vita normale. Perso il reddito principale è arrivato il resto. Nella casa occupata per ora non c'è né luce né gas. In una stanza i materassi, nell'altra un tavolo di plastica verde con quattro sedie. «Abbiamo cercato un'altra sistemazione ma nessuno affitta a 300 euro al mese – spiega Struppia – L'anno scorso i servizi ci hanno aiutato con l'affitto, abbiamo chiesto una casa da rimettere a posto, con la rete di mutuo soccorso avremmo potuto fare i lavori. Perché alcuni sì e altri no? I servizi sociali ci hanno detto che il nostro comportamento aveva inciso sul fatto di non trovare soluzioni alternative. Ora ci butteranno fuori».