La porta stretta e quella larga che ci mettono alla prova

Nel Vangelo di oggi Gesù, in cammino verso Gerusalemme, incontra un tale che gli pone una domanda diretta: "Signore, sono in pochi quelli che si salvano?"; in modo altrettanto diretto, Gesù risponde con il proverbiale paragone della "porta stretta". Facciamo insieme qualche considerazione. Anzitutto, come lo sconosciuto interlocutore del Vangelo, è opportuno porsi il problema della salvezza, ossia di una continuazione dell'esistenza, agendo dunque da subito in un'ottica di conversione della mente e del cuore; al contrario, oggi siamo più portati a ragionare sul presente, senza considerazione sugli esiti futuri. Accogliamo l'esortazione di San Paolo a non spenderci cercando solo le cose di questo mondo, pur se necessarie, e ad aderire all'invito del Signore che ci incoraggia: "Vado a prepararvi un posto". È facile e scontato sostenere che la nostra salvezza passa attraverso la porta stretta ben più che da quella larga, ma occorre fare comunque attenzione. La porta stretta, infatti, può essere sia una nostra scelta consapevole, ma anche un'inevitabile conseguenza imposta dai casi della vita e dalle sue continue prove. È interessante che Gesù ci sproni a "sforzarci" di passare per quella porta, ma ciò non è garanzia di salvezza, né il lasciapassare per l'eternità, perché a Dio interessa non solo quello che facciamo ma soprattutto con che cuore scegliamo e agiamo quotidianamente. Il punto, dunque, è il come viviamo e come reagiamo a questo "passaggio". Possiamo infatti cadere nella tentazione di azioni di rivalsa nei confronti di Dio, che a quel punto ci risponderà: "Non vi conosco". A nulla varranno le nostre rimostranze: "Abbiamo mangiato e bevuto con te" o, in altre parole, "Siamo passati per la porta stretta perciò meritiamo di diritto la salvezza!"; il rischio reale è di vederci disconosciuti ed allontanati dal Signore come "operatori di iniquità". Se invece tentiamo di affrontare ogni prova con fede, con speranza, in spirito di servizio e senza prospettive di tornaconto personale, questo passaggio si trasforma realmente in una "Pasqua", diventando un atto d'amore nei confronti di Dio e di noi stessi. Non mai è facile entrare dalla porta stretta, tanta è la nostra debolezza: ma, se lo vogliamo, abbiamo un'ispirazione, una guida continua in Gesù che ci indica la strada. La sua personale "porta stretta" si chiama croce, vero passaggio dalle tenebre della notte alla luce della salvezza eterna. E anche noi siamo chiamati a questo affascinante cammino di redenzione. * direttore di coro e organista, Portalbera