Da Moratti a Thohir l'Inter indonesiana punta sui giovani

di Valentino Beccari Un imprenditore indonesiano, Erick Thohir, si sta prendendo l'Inter. Passi per la fine del comunismo, il crollo del Muro di Berlino, il neocapitalismo cinese ma che un ricco signore di Giacarta che sembra uscito da un romanzo di Salgari vada a sedersi sulla poltrona di Massimo Moratti sa di film di fantascienza. Ma invece, salvo colpi di scena dell'ultima ora, è proprio così e nel giro di qualche settimana il magnate indonesiano della comunicazione, già proprietario di una squadra di basket dell' Nba e di una di calcio della Mls, diventerà il patròn dell'Ambrosiana Inter, società con Milano nel dna, intrisa di Madonnina e navigli e le cui fortune sono legate storicamente alla famiglia Moratti. Ma la crisi ha toccato anche il settore petrolifero e così l'azienda di famiglia non può o non vuole più permettersi di versare continuamente i proventi dell'oro nero nelle casse di una società per la quale Massimo Moratti ha stanziato centinaia di milioni di euro. E così dopo gli americani che si sono presi la Roma ecco gli indonesiani che sia stanno impossessando dell'Inter per rilanciarla, almeno nelle premesse e nelle promesse, in una dimensione internazionale che deve fronteggiare le squadre inglesi e francesi degli sceicchi e dei magnati russi oltre che Bayern, Real Madrid e Barcellona. Ma nonostante il rubusto flusso di denari non sarà un' Inter saudita. Il modello è quello dell'Arsenal; ingaggiare la meglio gioventù per poter tornare competitivi anche a livello internazionale nel giro di un paio d'anni. L'operazione rilancio è affidata a Walter Mazzarri , un sergente di ferro dei tempi moderni, un Mourinho di Toscana che sa esaltare le qualità tecniche e caratteriali dei suoi giocatori e che cercherà di imporre il modello Napoli. Certo, i reduci del Triplete sono rimasti in pochi e sono pieni di cicatrici di guerra e i nuovi del top player hanno la vocazione ma non il certificato. Mazzarri parte dalla certezza del "3-5-2" con il fido argentino Campagnaro come chioccia di Ranocchia e Juan Jesus. E non va dimenticato il capitano Zanetti, vittima la scorsa stagione di un infortunio che avrebbe potuto piegare un ventenne ma che non ha scalfito la tempra di un gaucho di 40 anni. In mezzo al campo ci sono molte aspettative su Kovacic, un prospetto di campione con piedi rivoluzionari ma che ancora arrossisce quando l'avversario alza la voce. Dovrà essere bravo a dettare i tempi di inserimento di Guarin e Taider, il franco-algerino prelevato dal Bologna per le sue caratteristiche di centrocampista polivalente, una sorta di Hamsik in scala capace di difendere e offendere. C' è poi l'usato sicuro Cambiasso che non ha più i riflessi di un paio di stagioni fa ma che capisce di calcio e sa tradurre sul manto erboso le disposizioni del tecnico. Le fasce, storicamente corsie preferenziali del gioco di Mazzarri, sono ancora senza un vero padrone con Pereira, Nagatomo e Wallace attesi a un salto di qualità. In attacco poi c'è molta fiducia nel recupero di Milito che non è più un teen-ager ma che comunque se sta bene può ancora essere devastante in zona gol. Per adesso fiducia ai connazionali Palacio e Icardi: il primo sta diventando giocatore di caratura internazionale e il secondo sta studiando da campione. Un po' più indietro nelle gerarchie del pacchetto offensivo c'è Belfodil che sconta una preparazione estiva condizionata dalla stretta osservanza del Ramadan ma che lo scorso anno a Parma ha dimostrato di avere una cera confidenza con il gol. Erick Thohir sta per firmare l'assegno per un'Inter meno Ambrosiana e più indonesiana. ©RIPRODUZIONE RISERVATA