Non sapevo se un angelo era stato con me
La musica del centro storico di Pavia c'ingoiava, fino a diventare noi la musica del centro storico, perché solo essa sa dire ciò che è indicibile con le parole. Ammiravo le tue labbra, disegnate sul tuo volto, pronte a rilevare il tuo corpo slanciato. Tu arrivata dal giardino dell'esistenza; noi i mattoni di questi muri scalcinati, che parlavano di baci, noi i balconi addobbati a festa, che ci guardavano passare; eri tu "il cielo di Lombardia così bello quand'è bello" di manzoniana memoria. Attingevo i tuoi sorrisi, nei sogni inconsapevoli dell'avvenire e il tempo dell'addio, che volevo allontanare, mi si stringeva intorno. Inconfessabile impasto fatto di petali di rosa, epifania di luce e di freschezza.Mi ricordavi Sandro Penna in Giovinezza: "perenne amare i sensi e non pentirsene".Mi cercavi in tutte le poesie che leggevi, e t'innamoravi di quei segni fermati nelle pagine. Avrei tatuato la tua pelle, sulla mia pelle, nell'eterno memoriale degli amanti. Sarei andato all'accademia dei tuoi baci, per vivere costantemente nel tuo abbraccio, per poi potermi sciogliere in te. Ti stavo accanto, ti guardavo, ti ascoltavo e non mi sembrava vero… Mi dicevi: «i tuoi libri sono superbi, ma soprattutto ti appartengono! Sono belli da toccare, ogni tanto li stringo ai miei seni, per sentirti più vicino. Tu non sai che cosa hai fatto, che cosa hai creato, non te ne rendi conto, va al di là di te». Ed io: «Voglio scrivere delle cose che vanno diritte al cuore della gente».Mi riaffioravi in mille forme, trasmigravi da un essere all'altro, da una cosa all'altra e vivevi dentro di me, inespugnabile ed inattaccabile fortezza. Mi ripetevi: «Amo le tue parole scritte, che mi scivolano sulle dita, quando le sfiorano, incredule del profumo di carta ed inchiostro». «Sai - ti rispondevo - ho sempre la tua lettera sulla mia scrivania e bacio ogni giorno il tuo nome sulla carta, per darti, da lontano, il mio mattutino buongiorno. «Guarda, che bel percorso, quello che da Via Morazzone, porta al piccolo slargo di via Villa Glori, l'ho fatto la prima volta che ti ho incontrata.Quando ti scrissi che non sapevo se io ero stato con te, o un angelo era stato con me».Ed il cielo, era una parabola di stelle, che illuminavano la punta degli alberi… e mi dicevo: «Speriamo che, una notte come questa, ci faccia stare insieme». Paolo Sorice