«Statistica sbagliata» Il S. Matteo contesta la pagella di Agenas

Infarto e ictus, bocciati anche Vigevano e Voghera. Alta la percentuale di rischio per la colecistectomia a Stradella. «Sono dati vecchi – si limita a controbattere il duirettore generale dell'Azienda ospedaliera, Daniela Troiano (nella foto) da cui dipendono gli ospedali delle due città – . Non sappiamo nemmeno con quali criteri siano stati elaborati quindi come potrei commentarli? IO posso solo dire che confermo la stilma e la fiducia nei miei collaboratori e nei tanti medici che svolgono con serietà il loro lavoro nelle nostre strutture sanitarie. Che il livello sia buono lo dimostrano le presenze e i pazienti che ogni giorno vi si rivolgono per le cure». di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Due angioplastiche al giorno. In media 600 all'anno, di cui 320 "primarie", ovvero riparazioni al cuore subito dopo l'infarto e non alcune ore più tardi quando il paziente ha superato la fase acuta. Il direttore generale del San Matteo, Angelo Cordone, contesta- dati alla mano - le statistiche elaborate da Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che ha liquidato con una brutta pagella l'ospedale pavese. «Non conosciamo quali parametri l'agenzia abbia utilizzato per le sue valutazioni – dice – ma si tratta di valutazioni statistiche che ignorano un'infinità di variabili, dall'età del paziente alle multipatologie, le stesse che poi spingono le persone a migrare a Pavia da molte regioni italiane. Aspetti non riconducibili a meri numeri. Il San Matteo è un ospedale di terzo livello, forse non si è tenuto conto della complessità delle patologie che vi afferiscono». I brutti voti, infatti, sono fioccati per le voci relative a interventi di emergenza-urgenza: infarto, ictus, by pass all'aorta. Mentre sulle attività ad alta complessità l'esame è stato ben superato. «Questo avrebbe dovuto far riflettere – chiarisce il direttore sanitario Pasquale Pellino –. ll tasso di mortalità potenziale è evidentemente più elevato per quelle strutture che trattano numerosi casi ad alto rischio, mentre i piccoli centri locali godono del beneficio di dover curare pazienti meno problematici che, quando si aggravano, vengono trasferiti da noi a Pavia». Diversi sono anche i dati di cui disponde il San Matteo sulla mortalità a 30 giorni. Per Agenas i pazienti colpiti da infarto e curati al San Matteo che non sopravvivono a distanza di un mese sono il 14.1%. Una percentuale elevata rispetto alla media nazionale del 10.3. «In cinque anni, dal 2006 al 2011 – spiegano in Cardiologia – i pazienti con infarto del miocardio sono stati 1102, di cui il 21% donne e il 73% uomini. In questi pazienti la mortalità intraospedaliera è risultata del 3.3% mentre la mortalità a 30 giorni è stata del 4.3». E' anche il caso della frattura del femore, migliaia di casi operati a Ortopedia negli ultimi anni. Sale operatorie aperte fino a sera per smaltire le liste di attesa. «I casi difficili vengono mandati qui – dice ancora Cordone –. E anche su questo sarebbe stata opportuna una valutazione approfondita. Un anziano con polipotatolgie che si rompre il femore viene mandato in genere a Pavia. E comunque non può essere paragonato a un giovane reduce da un trauma. La casistica ne tiene conto?». Una puntualizzazione il direttore generale la fa anche sul futuro di hub che la Regione ha destinato al San Matteo. «Siamo un ospedale con mille posti letti, un istituto di ricerca e 96mila accessi al pronto soccorso in un anno, considerando anche quello ginecologico, oculistico e di otorino – dice –. Numeri non confrontabili con quelli degli ospedali di prossimità ai quali va riconosciuto un ruolo importante ma differente».