Fed taglia la liquidità, giù le Borse

di Andrea Di Stefano wMILANO E' ancora presto per tagliare in modo drastico gli acquisti da parte della Fed, ma se i dati economici saranno confortanti si potrà procedere sulla strada preannunciata dal governatore Bernanke: dal mese di settembre si ridurrà l'ammontare della moneta immessa che sino ad oggi è stata pari a 85 miliardi di dollari al mese. Immediata la reazione negativa di Wall Street al contenuto delle minute della riunione di fine luglio della Fed: l'indice principale ha ampliato il segno negativo portandosi vicino ad una perdita dell'1%, lasciando presagire un difficile giovedì per il resto dei mercati finanziari. L'attesa per la riunione della Fed aveva azzoppato nuovamente tutti i mercati a livello internazionale, a cominciare da Piazza Affari, che ha registrato la peggiore performance (-0,72%) dopo Londra (-0,97%), Zurigo (-0,61%), Bruxelles (-0,57%), Madrid (-0,48%), Amsterdam (-0,38%), Parigi (-0,34%) e Francoforte (-0,18%). L'attesa per la Fed ha reso le Borse indifferenti agli ottimi dati sul mercato immobiliare: le vendite di case esistenti negli Stati Uniti sono infatti cresciute in luglio al massimo in quasi quattro anni con un aumento del 6,5% a 5,39 milioni di unità, il dato migliore da novembre 2009, oltre le attese degli analisti a 5,15 milioni di unità. Su base annuale, le vendite sono in rialzo del 17,2% rispetto a luglio 2012. Si tratta di un segnale del miglioramento del mercato immobiliare che contribuisce, però, a rafforzare l'ipotesi di ridurre gli acquisti di mutui immobiliari da 85 miliardi al mese. La Fed aveva indicato che intendeva mantenere i tassi bassi, fra lo zero e lo 0,25%, fino a che il tasso di disoccupazione non fosse calato al 6,5% o l'inflazione non superi il tasso del 2,5% l'anno. Il presidente della Fed, Ben Bernanke, aveva però già ipotizzato che la soglia del 6,5% di disoccupazione potrebbe essere rivista al ribasso, assicurando al mercato tassi bassi per un periodo più lungo. Le tensioni sul debito di alcuni paesi asiatici, India e Cina in testa, riacutizzano gli spread anche in Europa: il differenziale tra Btp e Bund ieri ha superato i 250 punti, toccando quota 251 per ripiegare in chiusura a 248 mentre i Bonos iberici hanno chiuso a quota 265 riducendo in modo preoccupante la distanza tra Italia e Spagna. Non a caso anche ieri i titoli degli istituti di credito sono finiti sotto pressione a Piazza Affari con l'unica eccezione di Mps (+2,67%): Mediolanum (-2,14%), Bpm (-1,92%), Banco Popolare (-1,56%), Mediobanca (-1,29%), Unicredit (-1,21%) e Intesa (-0,39%). ©RIPRODUZIONE RISERVATA