Le pagelle degli ospedali S. Matteo, solo 2 buoni voti
di Linda Lucini wPAVIA In caso di ictus o di infarto il San Matteo non è l'ospedale che salva più vite. Non solo: gli indici di rischio del policlinico sono ben più drammatici della media nazionale e sono ben lontani dalle eccellenze lombarde che hanno numeri di tre volte inferiori. Lo dicono i dati di uno studio dell'Agenzia nazionale per i servizi nazionali (Agenas) realizzato in collaborazione con il ministero della Salute che mette ogni anno sotto esame oltre mille ospedali italiani. La ricerca distingue una serie di indicatori a seconda delle patologie: per quanto riguarda ictus, infarto, bypass all'aorta e per la frattura del femore si prende in considerazione la percentuale di mortalità a trenta giorni dal ricovero, mentre per la colecistectomia si valutano le complicanze sorte un mese dopo. In caso di infarto in cima alla classifica delle strutture sanitarie della provincia c'è l'ospedale di Vigevano che presenta il maggior numero di pazienti rimasti in vita a un mese dall'entrata in reparto e una percentuale di mortalità del 5,2 che è tra le più basse della Lombardia. La peggiore performance è quella di Voghera che raggiunge un tasso di 14,5, mentre il San Matteo raccoglie il 14,1. Vigevano ha un tasso più che elevato di mortalità invece per quanto riguarda i pazienti colpiti da ictus: ben il 24,7 a fronte di una media nazionale dell'11,6. Non va meglio la situazione del policlinico con un tasso di vite perse del 18,8, quasi il doppio dei livelli nazionali. Di fronte a un ictus i numeri Agenas premiano l'ospedale di Voghera che ha un indice di mortalità di 9,3. Il San Matteo è invece in zona eccellenza per quanto riguarda il bypass dell'aorta. La ricerca rileva un indice di mortalità a un mese dal ricovero di 1,3 contro il 2,45 registrato mediamente negli ospedali italiani. Buona la performance del policlinico anche rispetto alla Lombardia, basti dire che i numeri danno le prestazioni del San Matteo ben superiori a quelle dell'istituto San Donato (tasso del 3,97) dell'Humanitas (2,01) e alla pari con il San Raffaele. Sono quasi in media nazionale le morti insorte a un mese dalla frattura del femore al San Matteo (6,5 contro un tasso italiano di 5,91). Migliori i risultati dell'ospedale di Stradella che, con un indice di 6,1 risulta il migliore della provincia. Non brillanti le performance dell'ospedale di Vigevano (8,2) e di Voghera (7,4). Il policlinico e la Maugeri hanno entrambi buoni risultati per quanto riguarda la colecistectomia (asportazione della colecisti per calcoli). Anche in questo caso sono più bassi della media italiana (1,30 contro un tasso nazionale di 2,29). «Come tutti i dati scientifici vanno analizzati con cura – spiega Andrea Albergati, medico ed ex sindaco di Pavia – ma sono dell'opinione che quanto più un ospedale è di livello ed è un punto di riferimento come il San Matteo più si ritrova a ricevere pazienti complessi con il risultato di aver un maggiore rischio di mortalità. Bisogna soprattutto vedere come sono state valutate nella ricerca le schede di dimissioni, ma ripeto più un ospedale è grande e attrezzato più ha a che fare con casi di difficile risoluzione. Avere dei reparti di rianimazione efficienti del resto porta anche a questo». Giovanni Belloni, presidente dell'ordine dei medici, sottolinea che «i dati non tengono conto della complessità delle malattie, sarebbe meglio valutare nella ricerca oltre alla mortalità anche la tipologia del paziente, l'età e lo stile di vita per riuscire così a spiegare il perchè dei decessi senza doversi affidare solo a numeri nudi e crudi»