«Quel giardino è troppo sporco»

CASTEGGIO «Il piccolo giardino di via Coralli è troppo sporco, per la maleducazione dei proprietari dei cani, che non puliscono gli escrementi lasciati dai loro quattro zampe». Alcuni residenti della zona, stanchi di questa situazione, hanno cominciato ad esprimere il loro malcontento: «Non posso portare la mia nipotina a giocare nel prato di quest'area verde, altrimenti rischia di inciampare nel 'ricordino' di qualche cane – dice Angelo Pasqualetto, residente nella vicina via Pirandello – Così devo portare la piccola nella parte pavimentata dove, giocando, potrebbe anche cadere per terra e farsi male. É una questione di civiltà e buona educazione da parte dei padroni, che dovrebbero essere tenuti a raccogliere gli escrementi dei loro cani ma troppo spesso non lo fanno». A tal proposito esiste una precisa ordinanza comunale entrata in vigore nel 2000. I giardinetti di via Coralli, collocati in una parte di Casteggio dove si trovano diversi condomini e dunque ad alta densità abitativa, sono una delle aree a verde pubblico più frequentate, almeno nelle ore pomeridiane, sia dagli anziani che sostano sulle panchine sia dalle madri coi loro figli piccoli. Ma il problema dei cani é particolarmente sentito, e nelle ultime settimane si sono aggiunte lamentele anche riguardo ai cattivi odori rilasciati nell'aria nel corso dei processi produttivi messi in atto presso il vicino stabilimento della Casteggio Lieviti: «La maleducazione e l'inciviltà di alcuni padroni, che scelgono gli orari in cui c'é meno gente per portare a passeggio i loro fido senza curarsi di ripulire dove gli animali sporcano, dovrebbe essere sanzionata – conferma un anziano signore che abita in via Marconi – Ho visto solo una persona che, munita di guanto e sacchetto di plastica, ha fatto quello che ciascun padrone dovrebbe fare». Anche al bar «La miciona», situato all'angolo tra via Coralli e via Marconi, si lamentano: «Ogni mattina devo pulire davanti al mio locale – dice la barista Xiao Lin – Sarebbe meglio se certa gente stesse più attenta al rispetto delle regole». Simone Delù