«In alta quota occorre molta prudenza per i bambini più piccoli»

Prudenza con i bambini piccoli portati in gita in alta montagna, per via dei possibili problemi legati alla rarefazione dell'ossigeno. Su questo gli esperti sono concordi. Meglio non portare chi ha meno di un anno oltre i 2.000 metri di altitudine. «I 2.500-3.000 metri possono diventare una quota critica considerato che l'ossigeno disponibile diminuisce di circa un terzo e i piccoli devono ancora maturare nell'attività respiratoria», spiega il neurologo Guido Giardini, presidente della società italiana di medicina di montagna. «La letteratura scientifica su questo argomento riporta pochi casi che non hanno rilevanza statistica - precisa Giardini- ma la prudenza non è mai troppa». A rendere critica la permanenza in quota dei neonati è il fatto che «i piccoli, contrariamente agli adulti, non sono in grado di descrivere con precisione il loro eventuale stato di malessere, per questo occorre sorvegliarli costantemente per essere sicuri che stiano bene e, in caso di dubbio, rientrare immediatamente a valle». Prima della salita, poi, «è d'obbligo prevedere un adeguato acclimatamento di qualche giorno». Nessuna controindicazione invece per le villeggiature in media montagna.