Beni confiscati alla mafia «Tre case mai utilizzate»
VIGEVANO Otto immobili confiscati alla criminalità organizzata, ma tre di questi non hanno ancora trovato una destinazione. Primo fra tutti l'appartamento, con box, di via Seregni 18, seguito da due fabbricati in corso di costruzione situati in via Battù e via Boselli. «Sono la nostra spina nel fianco – commenta Mariagrazia Trotti di Vigevano Libera – perché sono anni che il Comune non riesce a destinarli, trasformandoli in enormi spese per la collettività. Il problema è emerso anche nell'ultima riunione che abbiamo tenuto come Osservatorio provinciale sulla legalità».Particolare la situazione relativa all'appartamento di via Seregni: dopo un primo tentativo di destinazione sociale, a vanificare l'assegnazione era stato il veto degli altri condomini. L'appartamento era quindi stato messo sul libero mercato degli affitti, i proventi sarebbero stati destinati a finalità sociali. Il canone posto come base d'asta era di 7.080 euro ma l'offerente doveva che effettuare lavori di manutenzione per rendere abitabile l'immobile inutilizzato da diversi anni. L'asta però andò deserta. «Nemmeno noi che siamo i diretti interessati – prosegue Trotti – eravamo a conoscenza di questo bando. Il Comune non ha pubblicizzato il bando, per questo nessuno ha risposto». Fatiscenti, pericolanti e quindi inutilizzabili, invece, le strutture di via Boselli 25 e via Battu'-Cascina Barbavara. Prima di qualsiasi destinazione, ad oggi il Comune sta ancora cercando concessionari disposti a sostenere le spese per i lavori di costruzione. Per quanto riguarda quelli assegnati, troviamo l'immobile in via Togliatti 3, assegnato ed utilizzato dalla Croce Azzurra, quello di via Oroboni 32, assegnato all'associazione Madre Amabile progetto "Salti in mente" anche se una parte dello stesso edificio risulta utilizzata dai servizi comunali (Spazio Neutro). Sempre nella stessa villa, una porzione dell'immobile non parrebbe destinata ad alcuna attività: in precedenza, lo spazio era stato assegnato all'associazione 'Oltremare', ma il Comune ha revocato la disponibilità «senza spiegarne le motivazione» conclude Trotti. Poi ci sono altri due immobili, uno via Romagna, assegnato all'associazione "Madre Amabile" e l'altro in via De Bussi 19, assegnato all'associazione "Butterfly Onlus". Infine l'immobile di viale Artigianato 35, assegnato alla Caritas 'Casa Samuele'. «Dal 14 al 21 agosto - aggiunge Giorgio Tiraboschi, di Libera Pavia - 15 ragazzi hanno svolto un campo di volontariato e di studio "E!state Liberi" organizzato dal presidio di Libera Vigevano: il primo campo su un bene confiscato da riqualificare a Vigevano». Come mai è la Prefettura l'interlocutore per quanto riguarda i beni confiscati? «Nel 2011 – risponde Tiraboschi - il consiglio direttivo dell'Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati e Sequestrati (Anbsc) ha provveduto alla creazione dei nuclei di supporto presso tutte le prefetture. L'obiettivo è quello di portare avanti un monitoraggio dei beni destinati, al fine di individuare eventuali situazioni di degrado, di abbandono, di utilizzo distorto o comunque inadeguato. Al nucleo di supporto partecipano rappresentanti prefettizi, delle istituzioni locali e di polizia e delle associazioni locali e di categoria. Quindi, la prefettura è diventato il centro attorno cui ruota l'ideazione del bando pubblico e poi del monitoraggio dello stesso per il riutilizzo sociale dei beni. Naturalmente, sono coinvolti anche i comuni in cui sono presenti i beni confiscati. L'idea è che la progettualità sia più corale possibile, sia per rimuovere più facilmente alcuni impedimenti alla buona riuscita del bando, sia perché il territorio sappia dialogare per individuare quali sono i fini migliori a cui questi possano essere destinati per il bene comune». Selvaggia Bovani