Crisi subito, Berlusconi frena i falchi

di Nicola Corda wROMA L'Imu è la bandiera, al pari di quella della giustizia. Il Pdl la sventola alta chiedendo il rispetto del programma e l'agibilità politica del leader Berlusconi tornato a fare la voce grossa, ma ancora un passo indietro rispetto a una vera minaccia di crisi. Con il Pd è in corso una partita a scacchi, osservata con attenzione dal presidente della Repubblica che ha avvertito entrambi: sul fisco così come sulla giustizia, riforme e tutti gli altri temi sensibili dovete trovare un compromesso perché il governo deve proseguire la sua marcia. Questo l'avvertimento bonario mentre l'altro è rivolto ai falchi, ai tifosi del voto in novembre: lo scioglimento delle Camere è prerogativa del capo dello Stato che, se il governo Letta cade, potrebbe andare alla ricerca di un'altra maggioranza con lo scopo di cambiare il Porcellum. «Se il governo cade il Paese sarà seppellito dalle macerie», scrive l'ex premier Monti paventando rischi seri, forse più pesanti di quelli corsi prima del suo arrivo a palazzo Chigi, e c'è l'allarme lanciato dalla Cgia di Mestre che avverte che lo sgambetto a Letta costerebbe ai cittadini italiani oltre 7 miliardi in più di tasse. E poi, la minaccia non detta ma sempre in piedi di Napolitano che potrebbe dimettersi, una mossa che aprirebbe la strada a troppe incognite compresa quella di Romano Prodi come suo sostituto. Anche per questo, Silvio Berlusconi cavalca con determinazione la battaglia dell'Imu ma con l'obiettivo di congelare il consenso e per il momento non ascolta quei consiglieri che gli chiedono di rovesciare palazzo Chigi, ora e subito. Fatti due conti, il cantiere che dovrebbe riverniciare la nuova nave di Forza Italia non è ancora pronto. La data della prima decade di settembre sembra slitti di giorno in giorno, e non solo per problemi organizzativi, neanche fosse il congresso del Pd. L'offensiva d'agosto per ora si limita all'Imu e a una campagna affidata ai manifesti con l'annuncio della rinascita del partito del '94. Ma per il resto il Cavaliere sta ancora soppesando le scelte future. C'è prima di tutto lo stop arrivato da Quirinale che ha messo in un cassetto ogni ipotesi di intervento sul piano giudiziario. Almeno per ora. Ad agitare i sonni di babbo Silvio c'è anche il rebus Marina che tirata per la giacca da diverse settimane da erede perfetta si sta trasformando in erede impossibile. Ai giornali non viene affidata alcuna dichiarazione ufficiale ma dal quartier generale della Mondadori, fanno filtrare che la decisione sullo sbarco in politica è più un "no" che un sì e che il posto della primogenita è in azienda. Discorso chiuso? I quotidiani di centrodestra continuano a dedicarle paginate di elogi, arricchite da nomi e cognomi sul futuro staff e disegnandone il profilo ideale per la guida della nuova Forza Italia. Ma Berlusconi, che ieri è rimasto ad Arcore a festeggiare i 47 anni di Marina, continua a guardare indietro, alla sua carriera politica e non con il solito compiacimento. Il timore che Marina possa fare la stessa strada, costellata di procedimenti giudiziari lo atterrisce. Tanto più che dal centrosinistra vede tornare la voglia di regolare il conflitto d'interessi che permetterebbe una saldatura con M5S e potrebbe sbarrare l'ingresso della figlia. Se Marina dovesse essere costretta a lasciare gli incarichi in azienda, per di più, si romperebbero gli equilibri familiari faticosamente raggiunti con i figli di Veronica Lario, aprendo un altro fronte molto complicato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA