Bossi rispolvera "le armi" nuove divisioni nella Lega

ROMA «Meno male che, qui in Valtrompia, ci sono ancora le armi. Un giorno serviranno...». Venerdì sera Umberto Bossi ha rispolverato i "fucili" padani in un comizio a Ponte Zanano di Seregno, nel Bresciano. Stando a quanto riferisce la stampa locale, il presidente federale del Carroccio è arrivato in ritardo alla festa della Lega e ha tenuto il comizio in un tendone sotto la pioggia, davanti a poche centinaia di militanti. Con lui, il presidente della Provincia di Brescia, Daniele Molgora, e la "pasionaria bossiana" ex parlamentare padovana espulsa dal Carroccio, Paola Goisis. Ed è stato proprio quando Molgora ha criticato i tentativi di cancellare le Province che il Senatur ha parlato della necessità di riprendere in mano «le armi». Durante il suo intervento, Bossi ha attaccato anche il governo che non riesce a risolvere i problemi del Paese: «Dovremo stare attenti a settembre», ha detto. Nel frattempo, ieri in Veneto si è tenuto a battesimo un nuovo movimento che, in polemica con lo stesso governatore, ha preso come nome uno slogan di Luca Zaia: "Prima il Veneto". Movimento che nasce esplicitamente per raccogliere il malcontento dei bossiani contro la gestione Maroni-Tosi del Carroccio. «La gente è stanca di chiacchiere e non di fatti. Nasciamo per raccogliere questo malcontento» rilevano i promotori e sullo sfondo c'è l'idea della Lega di 20 anni fa a guida Bossi. Tra le file di «Prima il Veneto» presentato ieri in pompa magna con il gonfalone di san Marco alle spalle del palco, tra un assessore provinciale e un Consigliere comunale, c'è Giovanni Furlanetto, Consigliere regionale eletto dal Carroccio. Orgoglioso, ha in tasca la lettera firmata da Umberto Bossi che annulla il provvedimento di espulsione deciso dal consiglio federale qualche mese fa. Non è un caso così se, in una saletta d'albergo piena, dal palco e nei commenti dei presenti, tutti con il nastrino giallo-verde - «i colori del nuovo» - emerge tra le righe la nostalgia del "Senatùr", il richiamo alla Lega che aveva in mano il territorio, che aveva parole d'ordine forti. «Chissà se mi espelleranno un'altra volta» dice Furlanetto: «La base è contro i vertici e quindi la Lega dovrebbe far decadere Tosi. Quello di adesso non è più il Carroccio». Il nome di Maroni nessuno lo fa, l'attenzione è tutta per il sindaco di Verona e segretario veneto, dal quale si prendono anche le distanze dal progetto di fondazione che sta portando avanti e al quale si addossa la colpa dello scarso risultato del Carroccio alle passate elezioni. L'eretico Santino Bozza chiama in causa Zaia: «Potrebbe essere il collante di questa nuova realtà», ma la prima reazione di Zaia è di forte irritazione per l'uso del suo slogan «in maniera non autorizzata».