Vidari, record stranieri Oltre il 30% in tre scuole

I numeri sugli studenti stranieri diventeranno ancora più importanti quando a settembre si dovrà trovare il posto per 20 alunni di origine egiziana che dovranno iscriversi in prima elementare alla Vidari ma che al momento sono in Egitto con le famiglie. Nella scuola di via Diaz però non c'è più posto, il tetto del 30% è superato e gli alunni in prima sono 75 su tre classi. La quarta sezione non è stata attivata. di Marianna Bruschi wVIGEVANO Al grido di «basta classi ghetto» l'ex ministro Gelmini aveva fissato un tetto massimo al numero di alunni stranieri. E dal 2010 non si dovrebbe andare oltre il 30% di stranieri per classe. In teoria. Perché in pratica questo limite viene spesso superato. Senza tener conto di quanti fra questi bambini sono nati in Italia. Estendendo la soglia ministeriale al totale degli alunni, questo limite viene superato in 3 delle 9 scuole elementari di Vigevano. Quella con più stranieri è la Vidari di via Diaz (136 su 376), anche se in percentuale il numero più alto è alla Anna Botto, in via Santa Maria (88 su 235, il 37%). Oltre la soglia anche la Regina Margherita di piazza Vittorio Veneto con 74 alunni stranieri su 229. Dai dati dell'ufficio scolastico (in continuo aggiornamento) emerge però un altro elemento. Sul totale degli alunni stranieri, il 65% è nato in Italia. «Bisogna ascoltare la voce dei bambini – spiega Iole Barettoni – alla Vidari hanno fatto un video bellissimo. Le maestre chiedono ai bambini quanti compagni stranieri hanno in classe e loro rispondono "nessuno, sono tutti amici"». La mappa della città vista attraverso i numeri delle elementari racconta una geografia che va oltre i confini di Vigevano. Attorno alla scuola Vidari, da via San Giacomo a via dei Mulini sono tante le famiglie che straniere che vi abitano. E che hanno come scuola di riferimento la Vidari. Trattandosi di scuola dell'obbligo i bambini non possono essere rifiutati. I numeri sono molto diversi da una zona all'altra della città. Alla Ada Negri, alla frazione Piccolini, ci sono 8 alunni stanieri su 99, e 5 sono nati in Italia, dunque non hanno problemi con la lingua. Alla Ramella in via Anna Botto gli stranieri sono il 16% (78 su 469). La Ricci di via Beccaria ha solo 26 alunni stranieri su 224; la De Amicis in viale Libertà 88 su 376 (il 23%); la Marazzani in via Gramsci 45 su 235, mentre la Don Milani di via Mondetti ne ha 41 su 405. Percentuali al di sotto del limite del 30%. E che conteranno molto a settembre quando istituti, ufficio scolastico e amministrazione dovranno affrontare la gestione delle iscrizioni di un gruppo di venti bimbi di origine egiziana che dovrebbe iscriversi in prima alla Vidari dove però non c'è posto. Anche perché, nella scuola che è rimasta in piedi proprio grazie agli stranieri che hanno colmato il calo delle iscrizioni, si è persa una sezione, non prendendo in considerazione il rientro di questi bambini dall'Egitto. Ma perché non ridefinire la geografia delle scuole? «Con la creazione dei nuovi istituti comprensivi non ci sono dirigenze, ma solo reggenze e questo è un probelma– riflette Iole Barettoni che da sempre è impegnata per l'integrazione – e c'è un problema di distanze delle sedi. I bambini sono obbligati ad andare nella scuola più vicina. Se no il Comune deve dare il trasporto. Non è pensabile che la mia città sia ridotta così. Basta chiamarli stranieri, sono tutti bambini».