Senza Titolo
di Ferruccio Fabrizio wNAPOLI «Nord e sud, Lombardia e Sicilia, nessuna differenza. L'antimafia in questo Paese non è più un fatto geografico. In un rapporto Europol di poche settimane fa si apprende che in Europa ci sono 3.600 clan criminali capaci di interagire tra loro e le organizzazioni mafiose italiane sono ancora la più grave minaccia dell'Unione europea». Si è insediato come un maestro nel primo giorno di scuola. Nessuna aria compiaciuta, come nella sua indole. Idee chiare. Il nuovo procuratore antimafia Franco Roberti non si perde in chiacchiere e anticipa i termini della sua missione. Roberti, chi sono nemici della Direzione nazionale antimafia? «Le organizzazioni mafiose, quelli che appartengono alla zona grigia e ne agevolano la realizzazione delle attività criminali. Insieme sfruttano la vulnerabilità del sistema economico finanziario. E' lì che bisogna intervenire, nel riciclaggio dei profitti illeciti». Ha senso parlare ancora di lotta ai clan, se non si comincia dai pezzi deviati dello Stato? «Nelle indagini ci imbattiamo spesso in soggetti insospettabili che fiancheggiano i clan, il problema vero sono i patrimoni illeciti. Non basta colpire l'ala militare ma gli assetti economici. I prodotti del traffico di stupefacenti sono in aumento in tutto il mondo ma questi profitti sono in parte riciclati e investiti nell'economia legale nei Paesi in cui il contrasto poliziesco e giudiziario è meno incisivo». Dati? «Freschi e preoccupanti. In seguito alla stretta del credito legale le denunce per usura in Italia sono aumentate del 155 per cento. Il riciclaggio nel mondo è pari al 5 per cento del Pil, in Italia è di 118 miliardi di euro, superiore al 10 per cento secondo stime della Banca d'Italia. La droga è il mercato più attivo: per capirne l'estensione basta confrontare il fatturato in Italia, di 25 miliardi, esentasse, con quello del comparto moda, il più importante del ramo tessile, che fattura 45 miliardi lordi…». Ha battuto anche la concorrenza di un siciliano come Lo Forte, il binomio mafia-Sicilia è superato? «Non mi sono mai visto come un concorrente di Lo Forte, il Consiglio superiore ha fatto le proprie valutazioni. Quel binomio non è superato, il Consiglio ha ritenuto che avessi una maggiore completezza di esperienza, ho lavorato anche in applicazione alla procura di Palermo, ai processi tra mafia e appalti. Insomma un pò di esperienza siciliana ce l'ho». La trattativa Stato-mafia l'appassiona? «Non mi esprimo su fatti oggetto di procedimenti in corso…». Lei ha fatto "cantare" pentiti di camorra come Galasso e Alfieri, ci proverà con Riina? «La scelta del colloquio investigativo si deve basare sul profilo soggettivo del detenuto. Valutare l'età, la pena che deve scontare e gli elementi che possono indurlo a ritenere conveniente la scelta di collaborare». Riina ha vari ergastoli... «Sono più interessato al profilo di un giovane con una vita davanti e può fare le sue scelte». Caselli e Grasso. Tra i due non c'è feeling. Lei a chi si ispirerà? «Ho tanta stima e affetto per entrambi. Non ho modelli, ho imparato da molti». La sua avventura nasce in Toscana... «Ebbi la fortuna di lavorare a Borgo San Lorenzo come pretore su indagini trasmesse per competenza alla procura di Firenze. Ho imparato da grandi magistrati come Pier Luigi Vigna, Tindari Baglione, Ubaldo Nannucci». Legge anticorruzione, questa sconosciuta. «Credo che la punibilità del soggetto concusso per induzione non agevoli la collaborazione a confessare le somme ricevute. Bisogna valutare l'ipotesi di una esimente per i concussi che collaborano. Ormai la corruzione fa parte a pieno titolo dell'agire mafioso, più della minaccia». Nel nostro Paese la corruzione sembra affrontata a chiacchiere. «Contesto. Nella mia esperienza sono stati colpiti numerosi soggetti appartenenti alla zona grigia con l'aggravante mafiosa. Forse dovremmo avere uno strumento come il 416 ter, lo scambio elettorale politico mafioso e introdurre il punto, suggerito dopo le stragi di Capaci ma poi eliminato, in cui si citava la promessa di voti contro denaro "e altra utilità". Ecco, questa altra utilità è fondamentale perché fa riferimento a appalti, concessioni, tutto ciò di cui il mafioso si avvantaggia come contropartita del sostegno elettorale». Che cosa dice a chi vuole riformare la giustizia un giorno si e uno no? «Che oggi la giustizia in Italia non dà risposte tempestive come vuole l'articolo 111 della Costituzione. Una volta si diceva più sviluppo meno criminalità, oggi il rapporto va rovesciato: non ci può essere più sviluppo senza legalità. Negli ultimi 4 anni il sud ha perso 300mila posti». Nel suo percorso, una spina a Salerno: il delitto eccellente del sindaco di Acciaroli Vassallo. Senza colpevoli. «Per ora. Lo seguirò da procuratore antimafia, c'è un'iscrizione sull'ipotesi della matrice mafiosa. Continueremo a cercare i colpevoli, come facciamo da tre anni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA