"Cari fratelli universali": così papa Francesco tende la mano ai musulmani

Fratelli universali: ecco come papa Francesco chiama i musulmani nel suo primo messaggio per la fine del Ramadan, il mese sacro all'Islam. Un gesto straordinario, "rivoluzionario" che richiama alla mente un altro gesto, altrettanto rivoluzionario, la visita di San Francesco d'Assisi nel 1219 al sultano d'Egitto, al-Malik al-Kamil, col quale parla di pace, fratellanza, rispetto reciproco, specialmente sul piano religioso. Nel 2013, un "altro" Francesco, papa Jeorge Mario Bergoglio, compie - piu' o meno - lo stesso gesto, senza andare in Egitto, o in qualche altro paese arabo, ma scrivendo il tradizionale messaggio augurale che la Santa Sede invia ogni anno ai musulmani per il Ramadan. E' dal 1967 che il Vaticano lo fa - mettendo in pratica i dettami del rinnovamento conciliare in materia di rapporti tra le religioni - tramite il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. Il primo papa a firmare il messaggio fu Giovanni Paolo II. Era il 1991. Ora è la volta di Francesco, che seguendo le orme di Wojtyla e del suo santo di riferimento, compie un gesto di pace e, allo stesso tempo, dà luogo ad una ventata di ossigeno ai tentativi di dialogo tra le religioni, sempre minacciati da venti di guerra, da terrorismi autoproclamatosi islamici, oppressioni e sfruttamenti di varia natura. Solo l'altro giorno - tanto per fare un esempio tra i più inquietanti - il neo presidente iraniano Rohani ha definito "Israele una ferita che va mondata", vale a dire pulita, eliminata. Di ben altra natura le parole di Bergoglio."Quest`anno, il primo del mio Pontificato, ho deciso di firmare io stesso - scrive, tra l'altro il Papa - questo tradizionale messaggio e di inviarvelo, cari amici, come espressione di stima e amicizia per tutti i musulmani, specialmente coloro che sono capi religiosi. Come tutti sapete, quando i Cardinali mi hanno eletto come Vescovo di Roma e Pastore Universale della Chiesa cattolica, ho scelto il nome di Francesco, un santo molto famoso, che ha amato profondamente Dio e ogni essere umano, al punto da essere chiamato 'fratello universale'. Egli ha amato, aiutato e servito i bisognosi, i malati e i poveri; si è pure preso grande cura della creazione"."È per me un grande piacere - sottolinea il Pontefice - rivolgervi il mio saluto per la conclusione del mese di Ramadan, dedicato al digiuno, alla preghiera e all'elemosina. In questo periodo le dimensioni familiare e sociale sono importanti per i musulmani" come lo sono per la "fede e la pratica cristiane". Quest'anno, il tema su cui vorrei riflettere con voi e con tutti coloro che leggeranno questo messaggio, e che riguarda sia i musulmani sia i cristiani, è la promozione del mutuo rispetto attraverso l'importanza dell'educazione"."... Rispetto significa un atteggiamento di gentilezza verso le persone per cui nutriamo considerazione e stima. Mutuo significa che questo non è un processo a senso unico, ma qualcosa che si condivide da entrambe le parti". "Ciò che siamo chiamati a rispettare in ciascuna persona - spiega Francesco ai fratelli musulmani - è innanzitutto la sua vita, la sua integrità fisica, la sua dignità e i diritti che ne scaturiscono, la sua reputazione, la sua proprietà, la sua identità etnica e culturale, le sue idee e le sue scelte politiche. Siamo perciò chiamati a pensare, parlare e scrivere dell'altro in modo rispettoso, non solo in sua presenza, ma sempre e dovunque, evitando ingiuste critiche o diffamazione. Per ottenere questo scopo, hanno un ruolo da svolgere le famiglie, le scuole, l'insegnamento religioso e ogni genere di mezzi di comunicazione sociale". Per il Papa, "mutuo rispetto" significa "rispettare simboli, luoghi di culto, valori delle rispettive religioni. Un risultato che va raggiunto attraverso la formazione e l'educazione "della gioventù musulmana e cristiana" insegnando " i nostri giovani a pensare e parlare in modo rispettoso delle altre religioni e dei loro seguaci, evitando di mettere in ridicolo o denigrare le loro convinzioni e pratiche". Papa Francesco, come S. Francesco e il sultano egiziano, ci hanno provato. Ora sta agli altri ascoltare. Non solo i cristiani.